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La biblioteca "pretesa" dall'Ubaldo

di Alberto Scaramuccia

La biblioteca "pretesa" dall'Ubaldo

- Fra le questioni suscitate da Ubaldo Mazzini, ci fu anche quella di creare una biblioteca funzionale ed adatta alle esigenze di una città che ambiva a svolgere ruoli importanti. Esisteva già la piccola biblioteca della Società d’Incoraggiamento per l’Educazione orale e Industriale, un’istituzione privata che però nel 1893, a 56 anni dalla nascita, mostra tutti i segni dell’età. Era ormai inadeguata a promuovere interessi culturali anche se nel 1887 aveva organizzato un’Esposizione in grande stile e promosso conferenze su temi che, commenta il sarcastico Ubaldo, avevano fatto arrossire le signore: in un famoso incontro, il dottor Stefano Oldoini aveva parlato di mestruazioni e clisteri.
L’Ubaldo rampogna la Società ormai decotta un paio di volte: nel ’93 e due anni dopo, non esitando a metterla alla berlina definendola di scoraggiamento e disegna un quadro in effetti sconfortante.

Situata nei fondi del Teatro Civico, la Biblioteca era carente in tutto: manca un direttore; è custode un pensionato dell’armata sarda che passa le tre ore di lavoro fra ragnatele e chiacchiere con il collega del piano superiore; è chiusa quando l’utenza potrebbe venire; il repertorio di libri è modesto, frutto di lasciti di opere pie, insufficiente e nel numero e nell’offerta per la mancanza di opere moderne, scientifiche e tecniche.
Inoltre, è necessario che la biblioteca cambi location perché i locali sotto al Civico, oltre ad essere limitati, non sono tecnicamente adeguati: polverosi, umidi, in preda alla muffa, è inevitabile che i libri si deteriorino. Soprattutto poi manca una catalogazione che seguendo le norme della moderna biblioteconomia, aiuti nella consultazione.

Alla fine le parole dell’Ubaldo fanno effetto: il 19 aprile 1898 il Consiglio Comunale quasi all’unanimità rileva la Biblioteca dalla Società che gliele cede aggiungendo anche 6mila lire per l’acquisto di nuovi libri. Non passa molto che il neo laureato Mazzini assume la direzione della Biblioteca Civica (questo è il nuovo nome) arricchendola in misura esponenziale di volumi e preparando la strada per il trasferimento nel 1906 nel Palazzo Crozza. Ma già nei primi due mesi della gestione comunale si notano segnali molto incoraggianti: dalle donazioni di privati che si susseguono incessanti, alla consultazione in continuo aumento registrando a maggio e giugno un +69% rispetto ai primi quattro mesi rispetto al ’98 quando c’era stato il passaggio. Ma l’Ubaldo considerò sempre la Biblioteca come luogo di crescita collettivo perché la città lì raggiungeva la consapevolezza del suo essere.

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