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La Sprugola di San Benedetto e l'uranina scomparsa

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
La Sprugola di San Benedetto e l'uranina scomparsa

- La Sprugola che stava dietro la piazza del mercato era il luogo che rappresentava la Spezia, reso fascinoso anche dal mistero che aleggiava dietro alla sua origine. Per questo alla fine dell’Ottocento si cerca di saperne di più.
Siamo nel 1898 e tutti erano convinti che la madre del laghetto alle spalle di piazza Cavour fosse la sprugola che stava in quel di San Benedetto nella piana di Zegori. Questa sorgiva, fra l’altro, tutti la facevano madre della famosa polla d’acqua dolce che scaturiva in mezzo al mare a poche decine di metri dalla costa, a metà strada fra Marola e Cadimare. Si pensava ad una triangolazione San Benedetto-Spezia-Marola, ma proprio in quel periodo le indagini effettuate avrebbero dimostrato l’infondatezza di tale congettura.

Al dunque, per trovare la verità, la domenica 23 gennaio di quel lontano 1898 quattro Assessori (Pasqualini, Alberti, De Scalzi e Paganini) accompagnati dall’ingegnere minerario Monteguti e dagli impiegati comunali ingegner Verdi e geometra Ferrari, si erano recati a San Benedetto “per esplorare (riferisce la stampa del tempo) quella Sprugola, specie di gigantesco imbuto, a traverso la quale scompaiono tutte le acque raccoltasi durante le pioggie (quella era allora la grafia) nel bacino chiuso che sta tra la via di San Benedetto, la Foce e il monte Parodi». Nonostante la tanta buona volontà, la ricerca si rivela infruttuosa.

La caverna che si apre nel mezzo della pioppeta di San Benedetto, appare come “uno stretto crepaccio” nel quale si introducono il Paganini e l’Alberti. L’improvvisato duo di esploratori si immette in uno “strettissimo corridoio” che li porta dopo due ore di “traversata buia ed aspra” in un laghetto sotterraneo. Siccome non riescono ad individuare se comunichi con qualche altra cosa, vi versano dentro dell’uranina. Questa è una sostanza colorante di colore rosso-bruno che è usata dagli speleologi per individuare quale sia il tragitto dei corsi d’acqua che scompaiono alla vista, dato che si mantiene anche ad altissima diluizione e per di più vanta pure effetti fluorescenti.

L’articolo del giornale che informa della spedizione, annuncia che avrebbe pubblicato in uno dei numeri successivi il risultato dell’esperimento con l’uranina. Tuttavia, la cosa non ha seguito, fatto che m’induce a credere che il colorante non saltò fuori. Per questo ignoriamo ancora dove chissà mai l’uranina si disperse. Se almeno si appurò che l’ipotesi che la nostra Sprugola discendesse da quella di Zegori si rivelò infondata, resta, purtroppo, il mistero sulla sua origine che si mantiene, per quanto ne so, a tutt’oggi.

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