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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 20.35

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La Pasqua triste di cento anni fa

di Alberto Scaramuccia

La Pasqua triste di cento anni fa

- La Pasqua è mobile, lo si sa. Dipende dall’epatta, che per me è una cosa astrusa e troppo complicata da spiegarsi. Qua basti il dire che non è quella parola che si dice dopo “pari” quando non c’è né vinto né vincitore.
Cento anni fa la Pasqua cadde il 23 di aprile, quasi un mese dopo rispetto a oggi, ma anche le condizioni in cui la festività venne celebrata erano davvero diverse. Lo dicono tutti i giornali del tempo che quella fu una Pasqua triste. Forse si aspettavano che arrivasse un ramoscello d’ulivo, vengono invece le notizie della recrudescenza del conflitto: Verdun sta infuriando implacabile.
In città non si festeggia molto, si preferisce pensare a quello che sta succedendo e tutti, credenti e non, provano tanta pietà.
L’umanità che cannoni e bombe stanno disperdendo al vento, si cerca di ritrovarla nella solidarietà anche se si tratta di cose minime. Una di queste è il pacchetto regalo per i feriti che sono ricoverati negli ospedali cittadini (se n’erano allestiti diversi per essere pronti a fronteggiare ogni evenienza). Chi sta nelle brande degli ospedali riceve arance, dolci e fiori ed a nessuno manca il tradizionale canestrello, dice il giornale e poi, fra parentesi, caso mai ci fosse qualcuno che ancora non lo sa, specifica che è la ciambella con l’uovo.
Il pacco dono lo si riesce a fare con le offerte che da tutti sono sottoscritte: chi può, dà tanto, anche 500 lire (bella sommetta allora), ma non mancano le offerte di pochi spiccioli. A leggere l’elenco dei donatori, pare di assistere ad una gara cui prende parte volentieri ogni cittadino, sia o meno è favorevole alla partecipazione alla guerra. Per l’occasione si accantonano le differenze politiche ed ideologiche: dare una mano manifesta soprattutto la vicinanza a chi è in trincea. Non essendoci famiglia che non avesse un proprio caro in grigioverde o con il solino sul collo, solidarizzare con il soldato ferito, era un po’ come abbracciare chi stava lontano.
La guerra porta tristezza, spesso anche il dolore, ma sempre con sé c’è la povertà perché i prezzi si alzano e il lavoro, specie in certi settori, viene a mancare. Cento anni fa i bisognosi alla Spezia erano tanti e per Pasqua la benemerita Pubblica Assistenza offre il pranzo “ai numerosissimi poveri che si erano presentati: una squisita e abbondante pasta asciutta, un piatto di carne, pane, vino e dolci”, scrive nei suoi resoconti la stampa nostrana.
Ma non intristiamoci proprio oggi che deve essere giorno di festa e di allegria. Noi viviamo tempi sereni e nelle uova troveremo tutti delle gran belle sorprese, ne sono sicuro!

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