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Ultimo aggiornamento: Domenica 23 Aprile - ore 09.20

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La Pasqua di guerra degli spezzini

di Alberto Scaramuccia

La Pasqua di guerra degli spezzini

- Oggi è Pasqua e tutti noi festeggiamo questo giorno nella massima allegria, tutti contenti e tutti intenti (non solo i bambini) a scartare le uova per scoprire quale sorpresa ci riservano. Unici a non partecipare alla letizia collettiva sono gli agnelli che, pur beneficiari di campagne a loro favore, nutrono perplessità sul regalo preparato dal coniglietto pasquale.
Se questo è il clima odierno, cento anni fa, quando il giorno della Resurrezione cadde l’8 con qualche anticipo rispetto ad oggi, l’atmosfera era molto differente. Il Paese era in guerra e, anche se Caporetto era ancora di là da venire, la situazione non era certo brillante.
Quello che maggiormente colpisce scorrendo la stampa spezzina che usciva all’epoca, è che non compare una sola parola sul significato di pace e di gioia che la Pasqua riveste. Certo, l’ultraclericale “Il Popolo” ricorda le celebrazioni religiose, ma per le testate laiche sembra che quello è un giorno qualunque dato che non una sola volta si ricorda in che periodo dell’anno si è.
Si rincorrono, invece, le notizie sul brutto stato economico in cui versa la città e ciò ci fa subito intendere quanto allora gli antenati fossero costretti a tirare la cinghia.
L’Amministrazione comunale continua ad emanare calmieri, segno inequivocabile che i provvedimenti emessi non ce la fanno proprio ad arrestare l’impennata verso l’alto del mercato. Lo zucchero si distribuisce con la tessera, ma nei negozi è difficile ritrovare tracce del dolce ingrediente.
Capiamo poi, sia pure in maniera indiretta, che in giro c’è poca carne. Il Comando del Dipartimento stabilisce che sui campi del “loun” tennis del Circolo Ufficiali dove s’intrecciavano amori con sfide all’ultimo quindici e ardite volée, si impianti un’enorme allevamento di conigli, animali che, è cosa nota, si riproducono con facilità e non necessitano di tanta cura. La loro ciccia finirà sulle mense della “R. Marina” e dei malati dell’ospedale.
Ma la guerra incombe minacciosa e si organizzano gare di premilitare dove alle tradizionali prove atletiche si coniuga la nuova disciplina del lancio della bomba a mano. Ma non è questa l’unica attività ante litteram che si celebri. La gente, infatti, offre oro alla Patria, gesto che, a differenza di quanto sarebbe successo qualche anno più tardi, non è obbligatorio, ma volontario. Le difficoltà ci spiegano anche il motivo dei continui arruolamenti nella Croce Rossa e perché è incessante la confezione di indumenti caldi che vanno al fronte.
Erano guerrafondai? No; piuttosto, si manifestò molta solidarietà che superò le divisioni ideologiche.

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