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L'idea dell'Arsenale è precedente all'ascesa di Cavour al governo

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
L'idea dell'Arsenale è precedente all'ascesa di Cavour al governo

- Un gentile aficionado mi rimprovera perché nella serie dedicata alle 150 candeline dell’Arsenale ho detto degli effetti che la sua venuta produsse sul territorio, ma ho tralasciato di dire quale fu l’ispirazione di quel progetto. Cerco di rimediare ora.
La ricerca precedente ha messo l’accento sulla geniale intuizione di Cavour che volle proseguire sulla via tracciata dai progetti napoleonici. Io preferisco dire, invece, che lo Stato sardo che comprendeva la Liguria, aveva già progettato un Arsenale nell’area delle Grazie già prima che Cavour andasse al governo come Ministro nel 1850.
Se nel 1853 Alberto La Marmora, fratello del più celebre Alfonso, assicura che Torino comincia a studiare la possibilità di uno stabilimento nel Golfo nel primi anni Quaranta dell’Ottocento, a confortarmi nella mia idea c’è un’iniziativa del Governo piemontese: viene nominata una Commissione che studi la congruità del Golfo ad ospitare un arsenale. Composta da alti ufficiali di Marina fra cui Damiano Sauli che, parlamentare di Vado, fa carte false per portare l’impianto a casa sua, segno di quanto fosse appetita la presenza di un arsenale, il gruppo di lavoro è presieduto dal Contrammiraglio Luigi Courtois D’Arcollieres. Le conclusioni, accompagnate da una bellissima carta del Golfo, sono positive e vengono presentate il 27 luglio 1849.
Luglio 1849: data quanto mai significativa. Per capirne l’importanza, facciamo uno zoom all’indietro e dalla Spezia passiamo allo scenario nazionale: sono cose di casa nostra ma saremmo veramente miopi se non superassimo i confini di casa, e taccio su Suez che modificava dal profondo la situazione del traffico nel Mediterraneo.
In quel periodo Torino ha le ossa rotte, è uscita a pezzi dalla prima guerra d’indipendenza che fu combattuta in due tranche in entrambe le quali Radetzky ha la meglio.
Facciamo attenzione alle date. Dopo la sconfitta di Novara (23 marzo) Carlo Alberto abdica; il giorno seguente il nuovo Re Vittorio Emanuele firma il duro armistizio del Vignale, ratificato il 6 agosto con la pace di Milano.
Ebbene, in quel momento così drammatico, con le sorti dello Stato in bilico e quanto mai precarie, si pensa ad una nuova strategia. Il Piemonte capisce che, se si vuole fare motore del processo unitario, è necessario che si doti anche di un’armata di mare perché il solo esercito di terra non è sufficiente. Se si intende costruire un grande Stato è necessario anche avere il controllo del mare che lo circonda.
Al momento Cavour è il capo della maggioranza, nel piano certo c’entra pure lui, ma è tutta una classe politica che lo progetta.

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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