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L'attentato a Togliatti e ventimila spezzini in Piazza Verdi

di Alberto Scaramuccia

una storia spezzina
L'attentato a Togliatti e ventimila spezzini in Piazza Verdi

- Settant'anni fa, come se fosse ieri, ci fu l’attentato a Palmiro Togliatti. Il fatto è noto: il leader comunista usciva da Montecitorio quando il giovane di destra Antonio Pallante gli esplose contro quattro colpi di pistola. Ma Togliatti salvò la vita per i proiettili scadenti, non fatti per colpire mortalmente.
L’impatto sull’opinione pubblica fu enorme, causò reazioni violente nelle aree del Paese in cui continuava a spirare il vento del nord che aveva animato la Resistenza. Le Autorità tennero tutto sotto un controllo ferreo e le informazioni arrivavano con il contagocce: solo dieci anni fa si è saputo che una pallottola colpì Togliatti anche alla nuca ma non sfondò la calotta cranica proprio perché di materiale dozzinale.
La piazza insorse con furore eversivo per l’atto compiuto contro il proprio leader e per sfogare la rabbia maturata dopo l’ancora fresca sconfitta alle politiche del 18 aprile. Furono manifestazioni imponenti e spontanee, fu sciopero generale, risorsero impeti rivoluzionari, il tutto in una situazione internazionale caldissima per la crisi di Berlino, il colpo di stato di Praga, lo scisma di Tito e la guerra civile greca: era la guerra fredda.

Sono fatti noti; meglio dire allora quello che successe sulle sponde del Golfo dove non poco si manifestò quella furia eccitata anche dalle rivendicazioni sindacali in corso. Un rapporto della polizia dice di 20mila persone (folla terribilmente silenziosa e decisa per L’Unità) che si precipitano in piazza Verdi per esprimere tutta la loro rabbia: contro il Governo ma anche contro il socialista autonomista Agostino Bronzi. È perentorio l’intervento di Anelito Barontini, dirigente del Pci spezzino, in sua difesa. I dimostranti si rivolgono minacciosi contro le sedi della Dc, dell’Uomo qualunque, del PSLI: vengono invase, ma non recano danni agli occupanti. Una camionetta viene bruciata, il commissario Mangano è buttato a terra da una mattonata e il poliziotto Alessandro Saletti muore per le botte ricevute per non aver ceduto la pistola ai dimostranti.
È l’unica vittima, ma ad un manifestante è amputata una gamba. In tutto si contano nove feriti e si operano tre arresti, mentre il comizio est stato tenuto tra più viva tensione tra partecipanti et esecutivo camera lavoro habet proclamato sciopero generale che est in atto, dice il rapporto della Polizia.
Non successe nulla. C’entrò anche la vittoria di Bartali in una tappa del Tour, ma la protesta si contenne per la coscienza che Yalta aveva già deciso la collocazione del Paese. Unica conseguenza fu la rottura dell’unità sindacale consumatasi proprio nell’occasione.

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