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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 15 Agosto - ore 20.47

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L'assessore maniaco delle firme espulso da un suo autografo

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
L'assessore maniaco delle firme espulso da un suo autografo

- Ubaldo Mazzini, chi non lo sa?, fu grande studioso delle cose di casa nostra, riconosciuto nei suoi molti meriti a livello nazionale. Però, fu anche, specie nella gioventù, un ragazzaccio a cui calcava a pennello il nome d’arte con cui firmava: Gamin, che in francese significa monello. Gli piaceva farsi gioco degli altri cui giocava scherzacci spudorati senza alcun rispetto per chicchessia. Di uno di questi ho già detto non poche puntate fa della rubrica, quando ordì un finto scoop giornalistico immaginando che alla Spezia si sarebbe svolto un summit internazionale ai massimi livelli, falsa notizia a cui abboccò perfino la grande stampa italiana.
Di un altro suo tiro atroce ci dà notizia Prospero De Nobili in una delle tante corrispondenze che invia alla città natale dal Rèfuge d’azur, come chiama il suo buen retiro di Cap d’Antibes.
Vittima dello burla fu il professor Alberto Alberti, marolino che raccolse non pochi voti nelle elezioni per il Consiglio Comunale del 1897. Da quell’Assemblea uscì Sindaco Giulio Beverini che lo volle in Giunta come Assessore all’Igiene.

‘Sto Alberti era un maniaco delle firme; smanioso forse d’imitare il Sindaco, apponeva il suo autografo su qualunque foglio gli capitasse sotto mano, magari anche senza neppure leggerlo. Di questa sua fissazione approfitta l’Ubaldo che «nella saletta della maldicenza, attigua al gabinetto sindacale, dove il Sindaco Della Torre offriva il cognacchino agli Assessori» scommette con gli amici che ad Alberti avrebbe fatto firmare addirittura la sua sentenza di morte. Tutti ci stanno e l’Ubaldo si procura una carta intestata del Consorzio Supremo, loggia di cui Alberti era «sozzio supremo». Su di essa scrive che all’Assessore vittima della macchinazione, si comminava l’espulsione per la mancata osservanza di alcune regole rituali. Quindi, introduce il documento nella cartella dei documenti destinata alla firma. Quando il giorno seguente gliela porgono, il professore firma tutti i documenti che vi sono dentro senza manco guardarli, tanto a lui bastava apporre la sigla. Quando poi si va in Consiglio Comunale, gli porgono la cartella e l’Alberti dà pubblica lettura di ogni documento, compreso il falso propinatogli da Mazzini. A sentire quelle cose, tutti i presenti si sbellicano dalle risa capendo in che tranello era caduto l’ingenuo Assessore che rimase zitto di fronte al dileggio della risata generale, ma nei confronti dell’Ubaldo se la legò al dito e non gliela perdonò mai.
Tempi lontani, per chi li rievoca e per noi, tempi in cui la lotta politica non era mai disgiunta dalla simpatia reciproca.

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