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L'appello delle associazioni: "Il 20 febbraio non sia il giorno in cui perdiamo la Palmaria"

Lettere a CDS

- È notizia ormai nota che giovedì 20 febbraio 2020, sarà il giorno in cui si decideranno le sorti dell’isola Palmaria. La firma di un accordo che non verrà ricordata come un evento storico, come qualcuno vuol far credere, ma solo come un altro dissennato passo verso la perdita definitiva di quel luogo un po’ magico che occupa un piccolo spazio nel cuore di tutti noi.

Poche persone sedute ad un tavolo hanno deciso che la Palmaria non andava più bene nella sua naturalità e nella sua autenticità e che, in fondo, per quale ragione quella piccola e ricca isoletta, proprio di fronte a Porto Venere, avrebbe dovuto essere sottratta al turismo di massa da cui finora era, come per miracolo, rimasta indenne?

Perché l’isola Palmaria avrebbe dovuto essere sottratta alla sorte di diventare un altro paesaggio da cartolina o da calamita, come già avvenuto per tutto il resto del Golfo e delle Cinque Terre?

Ci sarebbero state, e ancora ci sono e ci saranno, un milione e più ragioni per gridare che non è questo il futuro che merita la Palmaria, perchè non è in vendita, perché davvero è un Patrimonio dell’umanità e va curato come tale non solo sulla carta ma anche nelle azioni concrete, nella quotidianità della sua tutela e della sua conservazione, nell’attenzione che ogni giorno dovrebbe essere riservata alla cura di un tesoro di così inestimabile valore.

Abbiamo gridato con forza in questi mesi quanto i valori racchiusi in questa piccola isola siano assolutamente unici al mondo e mentre continuiamo ad essere ignorati dalle Istituzioni locali, qualcuno seduto più in alto ha cominciato ad ascoltarci.

Così, il 4 dicembre 2019 abbiamo inviato, insieme a Legambiente, Lipu e WWF, la nostra petizione alla Commissione delle Petizioni del Parlamento Europeo, denunciando gravi violazioni nel Masterplan dal punto di vista della normativa ambientale europea, anche in tema di VAS.

Così, il 4 dicembre 2019 abbiamo scritto una lettera al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, denunciando le numerose superficialità riscontrate nella documentazione descrittiva dei beni immobili presenti sull’isola, praticamente tutti risalenti alla seconda metà del 1800.

Così, il 7 dicembre 2019 abbiamo presentato il nostro docufilm “Le ragioni di una battaglia”, realizzato con l’aiuto di Pino Bertelli, Paola Grillo e Stefano Fontana.

Così, il 17 gennaio 2020 veniva presentata un’interrogazione parlamentare, da parte dell’ on. Saverio De Bonis, con la quale venivano richieste al Ministero dell’Ambiente e dei Beni Culturali chiarimenti in merito alle azioni che gli stessi avevano intenzione di intraprendere per la salvaguardia dell’isola Palmaria.

Così, il 28 gennaio 2020 abbiamo ricevuto la risposta della Commissione delle Petizioni Europee, che ci comunica che la petizione da Noi presentata, insieme a Legambiente, Lipu e WWF, avente ad oggetto il Masterplan dell’isola Palmaria, è da ritenersi ammissibile, essendo così inserita fra le petizioni che verranno esaminate dalla Commissione, con la possibilità di essere chiamati a Bruxelles per un’audizione in cui spiegare le nostre più che fondate ragioni.
Così, lunedi scorso 10 febbraio 2020 è stata pubblicata un’altra interrogazione parlamentare, proposta dal Capogruppo di LEU alla Camera, on. Federico Fornaro, indirizzata al Ministro dei Beni e delle Attività culturali, che per la seconda volta in meno di un mese riporta all’attenzione del Parlamento e dei singoli Ministri la salvaguardia e la tutela dellì’isola Palmaria.

Non facciamo altro che ripetere che una valorizzazione che ponga le sue basi solo su aspetti economici è un tipo di valorizzazione che non può e non deve essere applicata sull’isola Palmaria che “unitamente al promontorio di Portovenere, racchiude ed inquadra il Golfo di La Spezia in uno scenario di cospicua bellezza, costituendo un quadro naturale che merita di essere tutelato” (Decreto Ministeriale del Ministro Bottai del 13 dicembre 1941).

Questo valore è inestimabile e non può e non deve essere messo in vendita al miglior offerente, sottraendo beni di riconosciuto e documentato valore culturale alla pubblica fruizione che invece dovrebbe esservi connaturata.
I cittadini non verranno solo privati di un patrimonio che la stessa UNESCO ha definito, sin dal 1997, come Patrimonio dell’Umanità, ma altresì dovranno accollarsi un debito molto ingente nei confronti della Marina Militare, in una misura variabile tra un minimo di € 260.000 ed un massimo di € 2,6 milioni, somma che, con la firma dell’Accordo attuativo, andrà definitivamente ed immotivatamente a gravare sui bilanci del Comune di Porto Venere, già non in ottime condizioni.

Come si dice, “oltre il danno, la beffa”, in quanto il D.Lgs. n. 85/2010 contenente la disciplina del Federalismo demaniale, fondamento dell’intera procedura, prevede espressamente che il passaggio di beni immobili dal Demanio agli Enti locali richiedenti avvenga a titolo non oneroso, senza dunque alcuna incidenza negativa sui bilanci dell’Ente medesimo.

Le numerose iniziative sopra ricordate (insieme alle altre battaglie che si sono fatte negli anni passati) realizzate grazie al prezioso aiuto e sostegno delle altre Associazioni e di alcuni esponenti politici, ci dimostrano che le ragioni della nostra battaglia sono fondate e che meritano di essere quantomeno ascoltate e valutate.

Mentre ci ascoltano da Roma e da Bruxelles, le Istituzioni locali, nelle persone dei soggetti promotori dell’Accordo, continuano imperterrite ad ignorarci, ad ignorare le 16.500 firme raccolte con la Nostra petizione online su Change.org, ad ignorare le critiche provenienti in modo corale da tutte le Associazioni ambientaliste, ad ignorare una petizione europea presentata e ritenuta ammissibile, che denuncia gravi violazioni in merito alle procedure adottate per l’approvazione del Masterplan. Continuano ad ignorare anche ben due interpellanze parlamentari.

Insomma, procedono dritti per la loro strada senza che niente e nessuno possa distoglierli dal loro obiettivo, ormai unilateralmente convinti del fatto che solo quello da loro deciso possa essere il futuro dell’isola Palmaria.
È bene che sappiano che non è così, che la Palmaria si merita di più e di meglio di quello che è stato fatto finora. E prima di tutto se lo meritano i suoi abitanti, le cui esigenze sono ormai da troppo tempo ignorate e di certo non meritano di passare in secondo piano rispetto a quelle dei nuovi turisti nelle cui mani dovrebbe riporsi il futuro della nostra amata isola.

Vi chiediamo di fermarvi, vi chiediamo di riflettere sulla situazione che avete creato, sulle sue conseguenze potenzialmente irrimediabili.
Una pesante eredità per i cittadini, da tutti i punti di vista.

Vi chiediamo di fermarvi e di fare in modo che il 20 febbraio 2020 non sia ricordato come il giorno in cui abbiamo perso per sempre la Palmaria dei nostri ricordi, come il giorno in cui i debiti contratti ci costringeranno a venderla a pezzi, smembrandola dalla sua meraviglia.

Vi chiediamo di fermarvi e di non trattarci come avversari, perché noi siamo le persone per cui questo progetto dovrebbe essere concepito, le persone che voi dovreste rendere felici ed orgogliose di vedere questo tesoro trattato con la cura, l’attenzione e la delicatezza che merita.

Vi chiediamo di fermarvi e di ascoltarci.

Vi chiediamo di fermarvi e di ascoltarLa.

“e ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato e
ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te”


In supporto all’appello lanciato dalle Associazioni Nazionali:

Movimento Palmaria Si Masterplan No
Portovenere Tvb
Proloco Palmaria
Associazione Spezia Dinamika
Sardine Spezzine
Associazione Blulife
Lab. Palmaria Gruppo Progettante Grasp
Coordinamento quartieri del Levante
Comitato NoBiodigestore Saliceti
Comitato Vallesanta Levanto
Unione degli Studenti La Spezia
Associazione Posidonia Portovenere

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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