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L'antico amore della gente della Sprugola per la sua pietra

di Bert Bagarre

sprugoleria
L'antico amore della gente della Sprugola per la sua pietra

- I ne lo volevo manco si lo regalavo. Era così inviso che neppure lo degnavano di un termine proprio nella lingua di Sprugolandia, ma lo dicevano in italiano forse anche perché pietra artificiale è difficile da rendersi nell’idioma dei padri. Era stato subito così, dalla prima volta che il cemento era comparso sulle sponde della Sprugola come materiale da costruzione. Era veramente malvisto; pensate che a inizio Novecento gli dedicano addirittura due numeri unici per sparlarne e invitare la popolazione a ribellarsi contro chi invece lo vuole adoperare per la costruzione del nuovo Palazzo comunale.
Però, non viene mai specificata la ragione di un tale potente astio, vero e proprio odio.
Secondo me, posso sbagliare, è che il cimento rubava lavoro ai cavatori di pietra che erano quasi tutti di Pignone. Una volta, un amico di quei posti mi ha raccontato come lavoravano per ricavare la pietra con cui poi si sarebbero eretti case e palazzi.

Individuato il masso buono, a forza di martello e punte si creava una fenditura in cui venivano posti più cunei di quercia imbevuti di così tanta acqua da farli uscire ubriachi, quei legni. A quel punto tutta la pietra era ricoperta di coperte di lane, pure esse fradice. Poi ci si allontanava per andare a dormire, ma la notte quercia e acqua lavoravano indefessi: il liquido gonfiava i cunei che aumentando di volume allargavano la spaccatura della pietra. A quel punto, al mattino dopo, erano sufficienti poche martellate ben assestate per ottenere i conci di pietra da utilizzare nelle costruzioni.
Me a eo fante, ma me li ricordo bene i lapicidi che preparavano le lastre per delimitare i marciapiedi di via Milano dove abitavo. Tenute ben strette in mezzo alle gambe divaricate, con il mazzuolo e una punta le incidevano trasversalmente con solchi regolari che avrebbero poi trattenuto il piede impedendogli di scivolare.
Quei conci lontani nel tempo sono ancora là, ogni lastrone al suo posto, come l’avessero posato il giorno prima. Ma si trattava di roba buona, materiale indigeno, fatto in casa, quella roba mica veniva dalla Cina che dopo un mese la si è subito dovuta sostituire.

È antico l’amore della gente della Sprugola per la sua pietra. E anche in questo caso vedi un tratto distintivo di chi abita le sponde della vecchia sorgiva, l’avversione per il nuovo, strana caratteristica per una razza che non può vantare radici datate nel tempo. Ma si tratta di un sentimento primigenio che i vecchi hanno trasmesso ai nuovi abitanti: non tanto conservazione dell’esistente, quanto timore che il nuovo potesse togliere il poco che si aveva.

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