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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 13.42

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Jean Gerson pellegrino: la cifra di Dürer nella Gersonis Opera del 1494

Prosegue il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

Jean Gerson pellegrino: la cifra di Dürer nella Gersonis Opera del 1494

- All’interno del fondo incunaboli della biblioteca civica U. Mazzini troviamo un interessante e ben conservato esemplare delle Opere di Jean Gerson, celebre teologo francese del XIV secolo. Stampato a Strasburgo dal tipografo Martin Flach nel 1494, è composto da tre parti contenute in tre distinti volumi, formati rispettivamente da 218, 258 e 360 carte. Il testo, in caratteri gotici, è distribuito su due colonne e comprende accurati indici delle materie contenute.
Ogni tomo è arricchito da una pregevole xilografia, che rappresenta l’autore nei panni di un pellegrino. Il disegno è attribuito al pittore Albrecht Dürer, che si trovava in quel periodo proprio a Strasburgo. L’immagine ricorre più volte in diversi testi dell’epoca, resa in maniera ogni volta differente ma con elementi comuni, a significare il percorso ed il progresso mistico dell’autore nel mondo. In essa il viandante – Gerson percorre con l’aiuto di un bastone dalla punta in ferro un sentiero accidentato, accompagnato da un cagnolino, riconoscibile come un Löwchen o piccolo cane leone, razza originaria della Francia, che si riscontra in altre opere del celebre incisore tedesco ed in particolare in quella, di più sicura attribuzione, a corredo dell'Opera di Gerson stampata a Strasburgo da Flach nel 1502. Il pellegrino, che avanza lasciandosi alle spalle un paesaggio montuoso con un castello sullo sfondo, reca in mano uno stemma con il simbolo del sole, luna e stelle e un cuore alato con incisa la lettera “T” (o Tau) ed è dotato della bisaccia, tipico attributo dei viandanti. Secondo altre fonti, questa immagine, oltre agli evidenti rimandi mistici, potrebbe celare significati direttamente collegati alla simbologia alchemica, che si intrecciano reciprocamente. In questo contesto, il pellegrino rappresenta l’alchimista alla ricerca del lapis - elisir, ovvero il mercurio alchemico, che era considerato l'elemento viaggiatore per eccellenza, in virtù della sua essenza volatile. Su questa linea di lettura, il castello indicherebbe il santuario di Compostela con i suoi misteri legati alla ricerca della pietra filosofale e, nello stesso tempo, meta esclusiva del pellegrinaggio medievale. Analogamente, il bastone richiama direttamente la figura di San Giacomo, patrono degli alchimisti. Infine, nell’immagine in primo piano, del cane e della pianta, dall’infiorescenza tripartita con sviluppo longitudinale e basso apparato fogliare, non si può non notare un riferimento al mito della mandragora ed alle virtù magiche ad essa attribuite nel Medioevo. Secondo la leggenda, il metodo migliore per raccoglierla era infatti quello di legarla con una cordicella al collo di un cane, che muovendosi l’avrebbe eradicata, per poi morire all’istante. Dalla forma antropomorfa della sua radice derivava infatti la credenza che la pianta fosse abitata da un demone che, liberandosi durante la raccolta, avrebbe potuto uccidere con un grido lo sfortunato raccoglitore.
Il piccolo cane e la pianta si presenteranno nuovamente nella xilografia, questa volta monogrammata, de “Il cavaliere e il Lanzichenecco”, del 1496.
Le allusioni simboliche erano frequenti nelle opere di Dürer, come hanno sottolineato recenti studi. Il grande incisore tedesco era solito inserire, per diversi motivi, anche commerciali, numerosi riferimenti a significati di natura religiosa, magica ed esoterica, talvolta celati con tecniche di steganografia, illusionismo ottico, microincisioni. È questa la cifra di Dürer, da ricercare e interpretare ogni volta nella sua vasta produzione.
Jean Gerson, noto nell’ambiente religioso e culturale dell’epoca come Doctor Christianissums fu teologo rigoroso e intransigente, in particolare contro le eresie allora diffuse e l’immoralità dei costumi ecclesiastici. Fermo sostenitore dell’autorità del Concilio ecumenico sopra quella del Papa, partecipò a diverse dispute e contese politiche della Francia di allora, come quella sull’autonomia della Chiesa gallicana, adoperandosi inoltre nella composizione del Grande Scisma. Dopo il Concilio di Costanza, per le sue posizioni politiche, non poté rientrare in patria e fu costretto a rimanere in esilio per diversi mesi. Da qui probabilmente la sua rappresentazione come pellegrino ed esule in terra straniera. Negli ultimi anni, Gerson si ritirò nel monastero dei Celestini di Lione dove dedicò il proprio impegno alla scrittura e all’insegnamento.
Dopo la morte, avvenuta nel 1429, fu venerato per molti anni come un santo ed il suo sepolcro divenne meta di pellegrinaggio.
Considerato tra i probabili autore dell’Imitazione di Cristo (cfr. http://www.cittadellaspezia.com/I-gioielli-della-Mazzini/L-edizione-bodoniana-del-De-Imitatione-182435.aspx), scrisse importanti testi dottrinali, tra cui si ricordano numerosi sermoni e discorsi, oltre alla “Montagna della Contemplazione”, alla “Teologia mistica” ed alla “Consolazione della teologia”. Il suo pensiero teologico, insieme mistico e negativo, ispirato ai maggiori pensatori medievali, metteva al centro della riflessione l’atto di contemplazione dell’anima alla ricerca della divinità, nel suo elevarsi per gradi alla suprema origine di se stessa e dell’essere. Questo progresso, come descritto nella “Montagna di contemplazione”, prendeva spunto da una fase di penitenza, contrizione e umiliazione del proprio io, quale condizione per accedere all’entità superiore, senza però giungere all’unione totale con Dio, tema caro ad un misticismo di origine differente.
I tre libri della biblioteca Mazzini appartenevano alla libreria dei Frati minori del convento di San Francesco Grande della Spezia, come risulta da due ex-libris posti rispettivamente a carta A2 recto e sul taglio superiore. Le pagine sono inoltre arricchite da glosse a margine, coeve. Questi particolari aggiungono un elemento ulteriore alla ricostruzione del patrimonio librario di un'importante istituzione religiosa della Spezia del tardo Quattrocento, devoluto allo Stato in seguito alla soppressione delle librerie claustrali e successivamente depositato nella biblioteca civica, dopo alterne e sofferte vicende.
I tre preziosi incunaboli, descritti per la prima volta da Ugo Costa nel “Catalogo degli incunaboli esistenti nella civica biblioteca "U. Mazzini" de La Spezia”, in “La Spezia, rassegna municipale”, gennaio – giugno, 1939, vennero esposti in occasione della Mostra retrospettiva del libro che si svolse presso la stessa biblioteca Mazzini il 13 marzo 1958, quando furono esibiti oltre cento volumi, scelti tra i più significativi all'interno delle raccolte civiche e risalenti ai secoli XIV – XIX.

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Gersonis Opera Archivio
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