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Ivo e gli altri funamboli di Piazza Brin

di Bert Bagarre

sprugoleria
Ivo e gli altri funamboli di Piazza Brin

- In quel della Sprugola c’è una piazza che per me è la più bella dell’intera landa anche se è onesto dire che è parere interessato dato che lì sono nato e cresciuto. È un ampio slargo nato per tante case operaie. Costruite a raggiera, lasciarono un grosso buco in mezzo dove eressero una gran bella chiesa che riprendeva nel nome un tempietto abbattuto per esigenze urbanistiche e la circondarono di cinque bei palazzi porticati.
La piazza diventò subito sede di giochi per i piccoli abitanti ma ospitò ben presto anche il divertimento per i più grandi: non ci misero molto a venire baracconi, tiro a segno, giostre, tutte le attività insomma che rappresentano momenti di svago per chi ha finito il proprio lavoro e possibilità di guadagno per chi gira il mondo creando distrazioni per gli altri.
Fra gli artisti da strada per cui la piazza era un appuntamento fisso, non mancarono gli acrobati che si esibivano non sul selciato dove trotterellavano i piccioni ma nel cielo dove rubavano spazio alle rondini.

Il primo a cui venne in mente di stendere un cavo metallico dalla sommità della chiesa al bel palazzo dirimpetto fu un ostrogoto che al nome da cristiano, Arturo, univa un cognome che a pronunziarlo metteva a serio repentaglio l’incolumità delle corde vocali: su quattordici lettere ben dieci erano consonanti.
Arturo, meglio limitarci al nome, su quella fune di ferro faceva di tutto avendo come unico compagno un lungo bastone che l’aiutava a mantenere l’equilibrio. Certo, non soffriva di vertigini mentre girava fra le nuvole saltabeccando su una sedia che s’era portato su o, peggio ancora, su un tavolino cui aveva precauzionalmente tolto il cassetto.
Nell’intervallo fra un’esibizione e l’altra, l’uomo sul filo, così la gente assiepata di sotto aveva subito imparato a chiamarlo, insegnava il mestiere a un ragazzotto smanioso di emularne le gesta.

Nel sangue portava un temperamento da artista, comune del resto alla famiglia Aprigliano: se il fratello fu un grande pittore, Ivo divenne famoso per le sue doti di eccelso funambulo che fecero di lui l’uomo sul filo numero due che al pari del primo mandava in visibilio il pubblico di sotto. Ma, siccome, come recita l’antico adagio, dopo il due c’è sempre qualcosa, ecco che nel 1920, un secolo fa, nella piazza fa i suoi volteggi birichini il terzo della serie. Si chiama Aggeo De Carli e viene da Crema. In guerra faceva il lanciagas e ora che non trova lavoro si arrangia lanciandosi su quel cavo metallico mentre di sotto le donne devote si segnano ché quel bravo giovine non caschi.
Di lui s’è persa la memoria. Ora la rinverdiamo.

PS: L’immagine che correda l’articolo riproduce un quadro di Ercole Salvatore Aprigliano che con un salto temporale raffigura il fratello Ivo che nel primo Novecento volteggia sulla fontana inaugurata nel 1956.

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