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Il vuoto lasciato in città dal Batistòn

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Il vuoto lasciato in città dal Batistòn

- Sprugolandia è terra di tradizioni. Una di esse era la festa di Batistòn che si celebrava nella notte che precede il 24 giugno, giorno di San Giovanni Battista, ed era festa popolare che nasceva dal basso, fatta dalla gente della Sprugola.
Ne ho già detto un anno fa. Mi ripeto perché domenica scorsa non ho visto nessuna scena che riportasse in vita questo nostro patrimonio comune.
È tanto, troppo tempo che non si celebra più il rito del falò che brucia il fantoccio di Batistòn come nei campi si danno alle fiamme le stoppie per avere messe più rigogliose nell’anno che verrà. Il rito del fuoco purificatore che distrugge il vecchio per dare vigore al nuovo che avanza, è tradizione antichissima che riecheggia il mito dell’araba fenice e che è comune a più terre. Ognuna la festeggia a modo suo, ma in tutte il falò è il benvenuto al futuro.
Batistòn, dunque, non è festa specifica nostra, la condividiamo con tanti e tanti. Perché allora vale la pena di farla rinascere? Perché era festa di popolo in cui tutta la gente della Sprugola si raccoglieva intorno al rogo che aveva preparato riconoscendosi in quell’occasione comunità coesa e ritrovando una matrice forte dell’identità collettiva.
Batistòn lo festeggiavamo da fanti insieme alle famiglie ed era momento in cui giovani e vecchi si mescolavano. Poi la ricorrenza s’è pian piano dissolta fino a sparire, forse il nuovo sistema economico non ammettere più quella festa da quattro soldi.
Ci hanno provato a resuscitare Batistòn ma il fatto che non ci siano state repliche fa che erano venute male.
L’ultima volta è stato una diecina di anni fa sul sagrato della chiesa di piazza Brin, ma sono sincero mi sembrò più un rito voodoo che una festa sprugolina. Non prendetemi per razzista, ma erano solo latinos che in quel divertimento giustamente si ritrovavano. Gli sprugolotti mancavano e la festa era solo degli altri, non tutti desiderosi di diventare sprugolotti.
Da fanti raccoglievamo i soldi in una scatola da scarpe questuando per le case; nei cortili delle case comunali i fili per stendere avevano appese bandierine colorate ed ogni cortile aveva un suo fantoccio costruito con abiti vecchi e come testa un fiasco con un cappellaccio sopra.
All’ora stabilita si dava fuoco, Batistòn i brusava e la testa che la sc-iopava con un gran botto era il segnale del ritorno a casa.
Sprugolandia è terra di tradizioni, parola che deriva dal verbo latino tradere, consegnare. Chiedendoci che cosa consegniamo a chi viene dopo di noi, cerchiamo di far risuscitare Batistòn l’anno prossimo, rispettando, ovviamente, le regole di sicurezza.

BERT BAGARRE

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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