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Il treno delle signorine, per "bolase en te l’aigua"

di Bert Bagarre

Il treno delle signorine, per "bolase en te l’aigua"

- Sprugolandia giace sul mare, ma, si sa, i suoi abitanti non hanno un pezzo di mare per bolase en te l’aigua.
È storia vecchia, un male antico determinato dagli stabilimenti industriali che furono disseminati lungo l’arco del Golfo. Certo, ci furono anche gli stabilimenti balneari, tutti gloriosi, ma l’ingresso costava e a non pochi sprugolotti pareva veramente assurdo dover cacciare delle palanche per usufruire di un diritto fisiologico stabilito da Madre Natura a favore di tutti quelli che, non conta se per ius soli o per venuta da fuori, avessero stabilito il proprio domicilio dalle parti della Sprugola.
Così, per calmare il calore estivo, si dovettero inventare per necessità di borsellino, altre soluzioni. La più gettonata era quella di tuffarsi nell’arenile dopo la rocca dei cappuccini, la collina di Cristo Re che allora scendeva al mare.
Quell’area dopo l’attuale Capitaneria, segno che il colore di tendenza di molte tasche era il verde, non impiegò molto a farsi stabilimento assai frequentato, circolo esclusivo riservato solo a chi non aveva palanche.

Le schiere di bagnanti che affollavano quei paraggi furono causa di non poche ordinanze sindacali. Infatti, quegli intrepidi bagnanti, invece di indossare il regolare costume a righe che dalle spalle calava giù fino a metà polpaccio, sfidavano l’onda salata come avrebbe fatto padre Adamo, ma senza neppure l’opportuna foglia di fico a nascondere alla curiosità altrui la propria vergogna.
Naturisti ante litteram? Ma no, lo si è già detto. La voglia nudista era determinata semplicemente dalla stessa malattia endemica che proibiva loro l’accesso agli stabilimenti balneari, e cioè la tasca vuota.
Ma c’era anche chi aveva ideato un altro escamotage per andare al mare. Erano soprattutto ragazze che salivano sul treno destinato a portare allo stabilimento di San Bartolomeo gli arsenalotti. Le giovani approfittavano del quel convoglio operaio per andare gratis et amore dei, dice un giornale dell’estate 1897, ai regi bagni. Il trenino (chi di quanti hanno adesso i cavei gianchi non c’è salito sopra da bambino?) partendo dalla Capitaneria portava a Mariperman, capolinea nei cui paraggi c’era anche la spiaggia su cui distendersi per abbronzarsi.
Il fatto che le ragazze viaggiassero a sbafo su e giù per la costa di levante del Golfo, faceva però andare sulle furie molti sprugolotti che non potendo fare altro, presero a chiamare quei convogli ferroviari carichi di belle fantele, il treno delle signorine, quasi che il connotarlo con il genere femminile riparasse in qualche modo al torto di viaggiare alla portoghese.

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