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Il 'tizio' in frac che vola sulle lande della Sprugola

di Bert Bagarre

sprugoleria
Il 'tizio' in frac che vola sulle lande della Sprugola

- Ier l’altro ero all’Ospedale Militare per un doveroso controllo. È una bella costruzione ed è una gran cosa che della struttura sanitaria con le stellette possa usufruire anche chi non veste l’uniforme, ma direi che è proprio bello poter girare in mezzo a tutto quel verde che, non più off limits, contribuisce ad impreziosire la landa della Sprugola. Ma non ero il solo ad apprezzare quel paesaggio dal momento che, mentre ero là, ho visto passeggiarci un tizio mai visto prima ma che appariva sanissimo. Si vedeva lontano un miglio che non aveva bisogno di essere curato; penso volesse solo farsi due passi in santa pace in un ambiente rilassante e distensivo.

Certo, era vestito in modo invero assai originale. Infatti, indossava il frac, sapete quella giacca che termina con una lunga coda che ai giorni nostri è difficile vedere in giro, specie alla mattina, per di più in un ospedale. Il vestito, comunque, era elegante, con un nero lucido che i raggi del sole arricchivano di una nuance bionda. L’abbigliamento era completato da un colletto di un bianco che più candido non si può, nemmeno con il candeggio, ma stranamente non portava né cravatta né papillon. Però, sul capo teneva un cappellaccio rosso scintillante, ma semplice. Tuttavia, forse per il modo disinvolto con cui lo portava, non stonava con la più complessa eleganza delle altre vesti.

Girava per il vialetto senza curarsi dell’altrui presenza, indifferente del resto del mondo, un distacco che confermava in me l’idea che fosse un habitué del posto. Mi ha appena degnato di uno sguardo mentre gli gironzolavo attorno per rubargli una foto così che mi è venuto meno il coraggio di chiedergli di mettersi in posa. Poi, d’un tratto, forse scocciato dalla mia insistenza petulante ed eccessiva, ha aperto le braccia ed è volato via. Dispiaciuto di averlo offeso, ho cercato di rimediare alle mie gaffe pensando che forse aveva un appuntamento nel canale con un’amichetta, cosa che l’aveva convinto ad abbandonare quel bel posto: gli affari di cuore, si sa, hanno la meglio su ogni paesaggio per quanto affascinante possa essere.

Del tizio ignoro il nome; esagererei se solo dicessi che di ornitologia ci acchiappa poco. Quando, però, quel volatile se n’è andato, non ho potuto non pensare ai ricordi di un illustre scienziato, gran figlio della Sprugola, che ricordava di aver visto da bimbo (1830 circa) pivieri e beccaccini affollarsi alla foce del Lagora. Da qualche tempo lo sviluppo ci ha restituito quell’habitat. Dicono che è per le sue contraddizioni, però ogni tanto fa piacere vedere personaggi finora visti solo sui libri.

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