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Il sogno infranto della Provincia lunigiana

di Alberto Scaramuccia

Il sogno infranto della Provincia lunigiana

- La generazione che visse a cavallo fra l’8-900, forse perché frastornata dal possente flusso migratorio che dopo l’Arsenale aveva sconvolto le anagrafi spezzine, anelò con forza a riscoprire più che le origini, le radici. Individuata l’identità smarrita con l’area più ampia che era stata matrice primigenia di ogni passaggio ulteriore, si andò così alla riscoperta della storia della Lunigiana, l’Antica Madre, che cordone ombelicale improvvidamente reciso, si trasformò nel collante che affratellò, di nuovo, genti che la ruota del divenire aveva allontanato.
Con la stessa giusta smania con cui la persona adottata vuole ritrovare il genitore biologico per sapere chi è e da dove viene, ci si mise a ricostruire le vicende di una regione che non ritrovi sulla carta geografica né di ieri né di oggi, ma che tuttora fa sentire alta una voce che resuscita gli echi di un passato certo non prossimo, ma sicuramente glorioso quando la Lunigiana era realtà viva rappresentata da affari, mercati, commerci, coltivazioni che assicuravano a questo lembo di territorio la giustificazione al suo essere.
La ricerca della Grande Madre fu movimento che coinvolse ed appassionò ad ogni livello: dal culturale al politico. Nell’uno, intellettuali, spulciando fra documento impolverati, si diedero a ricostruire i vari tasselli di un cammino che data alle statue stele distanti millenni fa; nell’altro si tentò di dare una rappresentazione istituzionale che ridesse vita e visibilità all’ancestrale realtà.
La Spezia, è cosa nota, fino al 1923 fece parte della Provincia di Genova. Per riscattare la propria terra dall’antica sudditanza, ma soprattutto allo scopo di conferire il giusto, forse legittimo, aspetto politico alla realtà economica e produttiva cui l’impetuoso sviluppo post-arsenalizio aveva dato vita, si cercò di elevare la Spezia a capoluogo di una nuova Provincia. Chi la volle, la immaginava capitale di un vecchio-nuovo territorio. Per questo, l’auspicata Provincia nelle intenzioni di chi la promuoveva, avrebbe dovuto incorporare le terre dell’Antica Madre, un’area, dunque, più estesa della configurazione che il nuovo organismo assunse mantenendolo fino ad oggi: si sarebbe dovuta, infatti, dilatare a settentrione e ad occidente.
L’operazione non riuscì nella forma vagheggiata. Il progetto forse toccava troppi interessi perché lo si riuscisse a realizzare nei termini tanto ambiti.
Quello di una Provincia che da Pontremoli arrivasse a lambire le calde spiagge di Versilia, fu solo un bel sogno. Ma anche i bei sogni sono segno tangibili di realtà che palpitano forti e appassionate.

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