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Ultimo aggiornamento: Domenica 21 Ottobre - ore 19.40

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Il rito del primo bagno della stagione

di Bert Bagarre

Sprugoleria
Il rito del primo bagno della stagione

- Sono sicuro che a Sprugolandia in questi giorni a pensarla come me sono in tanti, almeno fra la mega tribù dei cavei gianchi.
Di questi tempi, negli anni Ottanta, molto fa ma non poi così tanto, il primo maggio era la festa del lavoro con tanto di processione e funzione al palco della musica. Poi, appena esaurita la liturgia profana, era la data del primo bagno: la prima volta che nella stagione a se bolavimo en te l’aigua con un tuffo, clamorosa panciata fantozziana, ad inaugurare l’epoca delle nuotate.
In quel tempo là per tutto il Bel Paese girava applaudito un tormentone che recitava che non esistevano più le mezze stagioni.
Indicatore inizialmente di un cambiamento climatico che era però molto modesto se rapportato all’odierno, s’era poi innalzato di livello per designare i tanti cambiamenti che avevano progressivamente modificato la società: dagli atteggiamenti dei giovani agli usi e costumi delle femmine, fino anche al nuovo modo di giocare a pallone.
Se oggi quella frase la usiamo con maggiore considerazione e ne limitiamo il raggio alla sola situazione metereologica, allora, al contrario, era un tormentone che andava più che bene in ogni situazione perché, essendoci un gran movimento, si adattava ottimamente ad ogni circostanza. Per di più, la breve locuzione veniva ampliata, diffusa e propagata dalla televisione ché non c’era una trasmissione che non la riecheggiasse.
Sta di fatto che il primo maggio ci issavamo sul treno con le vivande alla volta di Corniglia, lo spiaggione che era allora un cult per la gente della Sprugola.
Presto denudato, ma prudentemente munito di una tuta, saltellando sui sassi mi apprestavo al primo tuffo. Sono sincero. In mare non mettevo radici ché l’acqua freddina non suggeriva una permanenza prolungata. Però, tornato a prendere il sole per la prima abbronzatura sul mio lettino di ciaponi, ovviamente ricoperto dalla felpa, mi guardavo intorno soddisfatto contemplando gli altri pochi eroi che avevano sfidato le onde e guardando con compatimento coloro che si contentavano solo della prima tintarella, troppo paurosi per sacrificare a Nettuno.
Chiusi gli occhi perché così, si sa, si prende meglio il sole, stremato per l’immane sforzo compiuto, riandavo a molti anni prima, più di mezzo secolo fa oggi, quando a evimo fanti.
I figli della Sprugola il battesimo dell’acqua se lo autoimpartivano a San Giuseppe: molta incoscienza, tanta gioventù e poi, dizemose a veità, allora c’erano ancora le mezze stagioni!
Scusandomi per una puntata molto personale, ora vado di corsa a tuffarmi. Ma indove?
Vasca da bagno, non serve dirlo.

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