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Il regio precariato per il varo del "Conte di Cavour"

di Alberto Scaramuccia

- Lo scorso 10 agosto ricorreva il centenario di un evento davvero importante per la Spezia: il varo della “Conte di Cavour”, una corazzata all'epoca modernissima.
Anche se il fatto è passato sotto il silenzio di quasi tutti quelli (informazione, servizi) che invece avrebbero potuto (dovuto?) ricordarlo, quel varo costituì una giornata di grosso spessore per la Spezia, oltre che per la Marina.
Il “Cavour” fu la prima corazzata moderna italiana, la risposta a quelle già da tempo costruite dall'Inghilterra e con cui era difficile competere. Navi veloci, erano dotate di un armamento di più lunga gittata e monocalibro, cosa che favoriva il puntamento.
Al di là dei dettagli tecnici, il “Cavour” consacra a professionalità della cantieristica spezzina le cui maestranze avevano allestito la nave nel giro di un solo anno. La corazzata, infatti, era stata impostata sullo scalo 1 dell'Arsenale esattamente un anno prima, il 10 agosto del 1910 in quanto era il novantanovesimo della nascita di Cavour cui la nave fu intitolata.
Era una grossa scommessa, quasi al buio, riuscire a farcela in un anno per poterla varare proprio il giorno del centenario della nascita dello Statista. Gli operai spezzini non si erano mai cimentati in una prova simile, peraltro mai tentata fino ad allora in Italia. Per riuscire nell'impresa si lavora duro, anche di notte, ma alla fine la prova, quasi immane, è superata e la soddisfazione è pari alla fatica: enorme. Percepiamo questo sentimento in maniera netta nei giornali locali che commentano compiaciuti che un'opera del genere è degna dei cantieri britannici, al tempo il non plus ultra del lavoro.
A realizzare la Cavour furono, più che gli arsenalotti, gli operai delle ditte private cui soprattutto toccò l'onere della prova. Li chiamavano “liberi”, ma quel nome, per le loro ultraprecarie condizioni di lavoro, suona ancora come beffa.
Come che fosse, quel giovedì 10 agosto fu festa grande per tutta la Spezia: si festeggiò il varo effettuato alla presenza del Re, ma soprattutto gli Spezzini celebrarono il lavoro che allora c'era sul Golfo e richiamava gente: il censimento appena compiuto testava un aumento di oltre il 10 per cento!
Ai tre giorni di festa, partecipano tutte le forze sociali, socialisti compresi, che condividono la gioia per la preminenza raggiunta dalle maestranze spezzine.
Uniche voci fuori dal coro sono gli anarchici e un giovanissimo Agostino Bronzi. Futuro senatore della Repubblica, era allora un socialista massimalista e intransigente e critica con forza la condotta del suo partito che giudica essere stata troppo condiscendente in occasione del varo. Sulle pagine della “Libera Parola”, il settimanale del Psi spezzino, attacca con forza la leadership locale cominciando una battaglia che lo porterà in breve a dirigere il partito.
Ed io sono convinto che questo suo atteggiamento non sia a favore degli arsenalotti, già in qualche modo garantiti, quanto piuttosto si spieghi con la difesa dei "liberi", precari a tutti gli effetti.
Sabato 12 novembre 2011 alle 12:15:07
ALBERTO SCARAMUCCIA
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