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Il rasoio elettrico... metafora del tempo che passa

di Bert Bagarre

Il rasoio elettrico... metafora del tempo che passa

- Alla faccia del Piano Regolatore del Commercio (ma ignoro se esista ancora) nel quartiere dove abito io, siamo letteralmente circondati da negozi di parrucchieri: per uomini, per donne, specialisti anche per i bambini. Penso ne esistano anche per i gay, non saprei dire per i transgender. Sono negozi di varie dimensioni, dal salone con pretese di lusso e super accessoriato al bugigattolo dove la scopa può dimenticare a terra una ciocca di capelli. Sono esercizi tenuti da cinesi e da latinos, senza, ovviamente, dimenticare i nativi. A scriverli tutti, ne salterebbe fuori un elenco lungo dove dovrebbero in qualche modo trovare un loro spazio anche quanti provvedono da soli alla bisogna: dai tanti maschietti che per radersi la chioma impugnano gli appositi rasoi made in PRC che grazie agli accessori in dotazione possono garantire alla zazzera un taglio uniforme secondo la sfumatura che si preferisce, alle altrettante numerose femminucce nelle cui toilettes si sprecano i coloranti per dotare la capigliatura della nuance prediletta.

Confesso che me a ne ghe capisso ciù niente e cerco invano di consolarmi dicendo a me stesso che oramai sono sprovvisto della materia prima necessaria per frequentare questi novelli maestri acconciatori del mondo globale, signori del rasoio che scolpiscono sculture sui crani da veri artisti, al pari di chi intagliava il legno per tirarne delle immagini.
C’è poco da fare, a son vecio, figio de un’età cresciuta con i suoni di Penny Lane, lo slargo il cui barbiere era amico intimo di tutte le teste che nella sua vita professionale aveva avuto il piacere di conoscere. Ma è spontaneo chiedersi quanti conoscano ancora i Beatles oggi che la musica indipendente si chiama indie, manco fossero i Sioux di Toro Seduto? È un ambaradan in cui ci si può solo consolare pensando che, in fin dei conti, si tratta solo della normale evoluzione del mondo: non c’è stata epoca in cui una modifica non abbia suscitato delle perplessità.

Penso a quando qua a Sprugolandia er barbeo de ‘na vota, per meglio fare pelo e contropelo al cliente, gli sistemava il collo nell’incavo di un bacino ché così ar barbeo meglio si presentava l’oggetto del lavoro. Per di più, all’avventore veniva anche offerta una palla (ma quanto sarà stata pulita, sempre la stessa) da mettere in bocca per enfiare le gote e tendere al massimo la pelle. Quando pian piano queste usanze se n’andarono, gli antenati, ormai di una certa età, scuotevano il capo e i giornali scrivevano “addio, giovinezza”.
Un po’ quello che succede oggi, solito dilemma: mugugno per il nuovo o nostalgia degli anni verdi?

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