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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 21.55

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Il proiezionista scrive al ministro: "Cinema Days, non ci siamo"

Lettera aperta a Dario Franceschini, timoniere dei Beni culturali, da parte di Alessio, uno dei cinque dipendenti rimasti al Cinema Moderno di Sarzana.

Il proiezionista scrive al ministro: `Cinema Days, non ci siamo`

- Caro Ministro Franceschini,
chi Le scrive è un dipendente part-time di una Multisala faticosamente sopravvissuta dopo il bruttissimo triennio cinematografico compreso tra il 2011 e il 2014. Da allora, degli oltre dieci dipendenti che eravamo, ne siamo rimasti appena cinque.
Mi rivolgo a Lei perché si è fatto promotore di questa iniziativa, la punta di un iceberg che vanta però nel suo cuore la crema dell’industria cinematografica nazionale.

Sono diverse le perplessità che, funestamente, prevedo da questa edizione dei CinemaDays e che volevo condividere con Lei.
A differenza delle edizioni precedenti, quella di quest’anno è piuttosto significativa dal punto di vista dello spettatore, perché prevede non solo un incentivo economico veramente vantaggioso sul biglietto d’ingresso, ma soprattutto un lungo termine e una gamma di visione completa che renderà questa Vostra iniziativa indimenticabile agli occhi delle persone.
Ma cosa significa questo per le strutture stesse?

Partiamo da una premessa. L’ultimo biennio cinematografico, come ben saprete, ha segnato una netta ripresa del settore, soprattutto nell’ultima stagione. Precedentemente, la crisi aveva segnato un periodo tristemente storico che verrà ricordato come quello della quasi totale estinzione dei cinema monosala, ormai incapaci di poter competere con i grandi Multiplex. Ma anche diverse Multisala sono state costrette ad abbassare la saracinesca definitamente, oppure, come nel nostro caso, costrette a ridimensionare sensibilmente il personale. Mi domando se non fosse stato meglio adottare una simile campagna promozionale allora piuttosto che adesso, momento in cui le cose stanno iniziando a (ri)dare una certa stabilità al settore.
Lei dirà: “Si, ma i CinemaDays vennero istituiti anche in quegli anni!”. Certo, ma, con tutto il rispetto, la Vostra fu una presa in giro piuttosto clamorosa per lo spettatore, perché un’intera settimana di promozione al costo di 3 euro a biglietto, dove veniva convogliato tutto il “pattume cinematografico” di una stagione, con titoli al limite dello sconosciuto, non poteva certo essere considerata una vera offerta. Anzi, fu un pessimo tentativo di passare la patata bollente.
Gli spettatori considerano eccessivo il costo di 8 euro per un biglietto? Quanti sanno che di questi 8 euro un cinema ne incassa poco meno di 2 netti? Quanti sanno che una casa di distribuzione pretende una somma poco inferiore del 50% su ciascun biglietto? Quanti sanno che vanno ulteriormente detratti anche i costi AGIS e SIAE? Adesso Lei propone un prezzo di 2 euro ogni secondo mercoledì del mese da settembre a febbraio, cioè in piena stagione cinematografica, senza prevedere alcun contributo statale alle strutture, né tantomeno imporre alle case di distribuzione di rinunciare alla loro percentuale. Mi aiuta a fare i conti prima citati su un biglietto da 2 euro? Cosa rimane in tasca a noi?

Altra nota. La scelta del mercoledì. La trovo piuttosto curiosa in quanto la maggior parte delle strutture adotta già una tariffa ridotta in quel giorno. Tradotto in parole povere, almeno nel nostro caso, vuol dire che il mercoledì è il giorno della settimana con più presenze per distacco, escluso il weekend. Perché quindi non scegliere magari un altro giorno? Il lunedì? no, troppo vicino al weekend. Giovedì e venerdì? no, film freschi di uscita. Martedì sarebbe stato, forse, più indicato. Cosi facendo si otterrà solo l’effetto contrario: il lunedì e martedì precedenti all’iniziativa le perdite saranno tali che temo diventino ben presto due giorni di chiusura obbligata. E, per essere del tutto catastrofista, credo che anche il weekend antecedente possa subire diverse ripercussioni. In termini economici si prevede quindi un disastro. Di pochi giorni, ma comunque un disastro.
Se i costi eccessivi del biglietto sono considerati il motivo principale della crisi che Voi state immaginando oggi, settembre 2016, allora c’è qualcosa che non torna. Ricordo inoltre che il cinema è un servizio, non un bene. Le persone hanno facoltà di scegliere se andarci o meno. Senza contare che la nostra struttura adotta già forme di agevolazione: non solo abbonamenti ma anche collaborazioni con diversi, numerosi, partner commerciali tramite buoni spesa, coupon e promozioni.
Dirà che l’adesione non è obbligatoria? Vero, ma quando si è stretti tra una pubblicità mediatica imponente, e due realtà molto più grandi di noi poco distanti, con bacini di utenza cinque volte superiori alla nostra, le mani sono più legate di quanto vorremmo.

Perdoni le mie preoccupazioni ma le perdite mensili che abbiamo stimato, derivanti dall’iniziativa, sono molto vicine a quelle della somma del mio stipendio e di quello dei miei colleghi.
Spero di poter scriverLe di nuovo il prossimo anno porgendoLe delle scuse.
Per adesso La invito a ragionare in piccola scala. Grazie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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