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Il primo maggio patriottico di cent'anni fa

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Il primo maggio patriottico di cent'anni fa

- Fra un paio di giorni è il 1° Maggio, la data in cui si celebra il lavoro, una festa che vantando una tradizione ormai antica, non manca mai di essere ricordata.
Anche cento anni fa fu giornata del tradizionale appuntamento dei lavoratori che si ritrovarono nelle piazze con le loro bandiere. Non si agitarono, però, rivendicazioni di carattere economico o politico; le manifestazioni furono tutte di carattere patriottico e di sostegno a chi stava sulla linea del fuoco a difendere i confini.
Il fatto è che il disastro di Caporetto cui si era rimediato con la linea di resistenza che dal monte Grappa scendeva al Piave, era appena dietro le spalle e le sorti della guerra fino alla fine di maggio erano ancora incerte e non si sapeva bene da che parte avrebbe pencolato la tanto sospirata Vittoria.
Fra l’altro, il 1 maggio 1918 fu una data importante anche perché diminuirono i prezzi del pane (da 60 citi a 58) e della pasta (da 92 a 90). Considerata la fame che al tempo imperava sugli stomaci, la riduzione, rilevante anche sotto il profilo percentuale, rese felici le persone. Avrebbero potuto mangiare di più, se ci fosse stata la possibilità dell’acquisto, altrimenti avrebbero speso di meno: consolazione magra assai ma, vista la situazione, era giocoforza contentarsi.
Comunque, quel giorno era pur sempre il 1 Maggio e la Camera del Lavoro organizza la giornata in modo particolare, addirittura irrituale.
La festa del lavoro e dei lavoratori viene celebrata dall’Ente sindacale ricordando la morte di Filippo Corridoni, il sindacalista rivoluzionario che partito subito volontario era morto nell’ottobre del ’15 combattendo a San Martino del Carso.
Quindi, non gli si dedicava la festa per il tradizionale appuntamento, ma perché, ne sono convinto, veniva interpretato un sentimento comune.
Al comizio che si tiene al Politeama, il teatro che stava all’inizio della piazza Verdi, secondo le cronache si riversa una vera e propria folla per ascoltare l’intervento di Tullio Masotti. Oggi questo nome dice poco, ma in quei giorni là era famoso: segretario del sindacato dei socialisti rivoluzionari, stretto collaboratore del liccianese Alceste De Ambris che del movimento era il leader, volontario in guerra dove era stato ferito, infiamma la platea con veementi parole che spirano amor di patria.
Insomma, in quel giorno sventolarono più che bandiere rosse, i tricolori. Calò l’oblio sulla lotta di classe? No, semplicemente Caporetto aveva cambiato l’aspetto del conflitto: non più guerra di conquista, ma necessità della difesa, un’esigenza che coinvolse anche i più strenui neutralisti.

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