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Il lunedì dell’angelo e i riti "profani" degli spezzini

di Bert Bagarre

sprugoleria
Il lunedì dell’angelo e i riti "profani" degli spezzini

- La tv ci ha puntualmente ricordato come quest’inverno sia stato anomalo, irregolarità che è ricaduta sulla vita dei campi. Vedevamo prati fioriti quando avrebbero dovuto invece essere ricoperti di brina e apparivano sulle tavole prodotti che una volta si mangiavano a primavera inoltrata. Gli esperti dicono che l’insano comportamento inquinante modifica il clima ma non dimentichiamo che con l’innata saggezza gli antenati teorizzavano già ai tempi loro la scomparsa, probabilmente motu proprio, delle mezze stagioni.
Non indulgo a siffatte disquisizioni che competono solo agli esperti. Dico solo che godere di un desco imbandito di fave fresche a inizio febbraio mi faceva venire alla mente quando, tanto tempo fa che avevo ancora le braghette corte, una simile primizia la si poteva gustare non prima del lunedì di Pasqua.

Nell’occasione la famiglia si mobilitava e, sporte alla mano, rampicava i colli in cerca di una distesa che consentisse agli uomini la partitella a pallone che non c’è aperitivo migliore per eccitare i succhi gastrici, e alle donne di sciorinare tovaglie odorose di bucato su cui disporre il picnic, parola francese appena appresa da una fortunata pellicola statunitense. Anche così allora si viaggiava il mondo.
Ci fossero stati i droni a riprendere la scena dall’alto, i monticelli attorno al Golfo li si sarebbero visti percorsi da file interrotte di formichine pazienti che fra il sole e il sudore li salivano con piedi ansanti per terminare la kermesse pasquale e poter tornare a lavorare sfiniti il giorno seguente. Siccome la locomozione a motore non era ancora fenomeno di massa, l’opportunità di sgranchirsi un po’ le gambe e contemporaneamente di consumare l’abbondante pranzo del giorno prima erano ottima scusante per risparmiare il prezzo del biglietto del mezzo pubblico che portava a Sarbia o a Isola o in un altro di quei posti deputati.

Quando il rintocco del gong annunziava che si serviva a tavola, era tutto un correre per disporsi al meglio attorno a quelle lenzuola su cui non mancavano mai le frattaglie delle uova di cioccolata rotte il giorno prima. Io però confesso che più di ogni altro bocconcino (tutto era leccornia in quei giorni là) a attirare la mia innata golosità era la torta pasqualina, il must del giorno, che la mamma provvedeva a tagliare in fette rigorosamente uguali riservando però a me quella con la più ampia porzione di uovo sodo: perché, affinché sia veramente pasqualina, non può mancare la sorpresa!
Così Sprugolandia consumava il lunedì dell’angelo. Ma quanti anni fa erano e chissà per la distanza quante cose ho dimenticato!

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