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Ultimo aggiornamento: Domenica 18 Novembre - ore 23.17

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Il lumare amoroso e quello imperiale

di Bert Bagarre

sprugoleria
Il lumare amoroso e quello imperiale

- Il verbo “lumare” rischiate seriamente di non trovarlo su un odierno dizionario monolingue d’italiano. Perché ci sia, dev’essere un tomo super specializzato, che comprenda anche le parole che non si usano più. Allora, in un volume di tal fatta leggerete che nella lingua italiana, almeno quella d’antan, lumare voleva dire illuminare e la derivazione da luce, lume è più che evidente.
Tuttavia, nello sprugolino che è l’idioma che si chiacchiera nella landa bagnata dalla grande sorgiva, lumare aveva tutt’altra accezione: guardare una persona con struggente intensità.
Era una voce caratteristica soprattutto del linguaggio amoroso.
Chi è colpito da uno strale di quel discolo tremendo di Cupido, comincia a manifestare la sua passione rischiarando con l’intensità dello sguardo il volto di chi l’ha stregato stenebrandoglielo. Per questa via lumare modifica parzialmente il significato primigenio con l’indicare la caccia spietata all’oggetto degli amorosi sensi e diventa sinonimo di “punta”, il corteggiamento assiduo ed insistito.
Come capita quasi sempre, è il fante a luma-e a fantela che nella muta conversazione non di rado boccia quell’inizio di liaison sbuffando, alzando le spalle e volgendo gli occhi verso un altro. Cupido, si sa, è distratto e spesso carica l’arco con uno strale solo così che poi gli manca il colpo per portare a termine l’opera e non può colpire con il suo dardo anche l’altra componente della futura coppia.
Neppure si contano le volte che quella parola è stata usata per scherzi maligni perpetrati da amici non troppo fidati che indirizzano il compagno credulone verso un’avventura amorosa semplicemente inventandosi la battuta perfida “quella ragazza ti luma” e poi aspettano l’esito infausto dell’impresa per ridere alle spalle dell’ingenuo amico che incautamente ha prestato troppa fede alla loro asserzione.
Insomma, quante mai ce ne sarebbero da raccontare su questo verbo che solo pochi anni fa a Sprugolandia era di uso comune e che adesso non senti pronunziare quasi più.
Eppure, lumare possiede anche una non indifferente valenza culturale che travalica i confini della nostra terra per arrivare fino alla lontana Pietroburgo.
Si sa che Caterina II, la grande Imperatrice di tutte le Russie (ma all’anagrafe era Sofia di Anhalt, principessa tedesca), aveva invitato a corte il filosofo illuminista francese Voltaire (al secolo François-Marie Arouet) per essere da lui istruita. Ebbene, si dice che una sera, accortasi che lui la fissava intensamente alla luce della candele del salotto dove facevano conversazione, Caterina abbia chiesto all’ospite: “Lumi?”

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