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Il dramma della sanità

di Giorgio Pagano

Luci della città
Il dramma della sanità

- La situazione della sanità spezzina non è mai stata così drammatica.
La Regione ha revocato l’appalto del nuovo Ospedale del Felettino alla ditta Pessina, perché “società non adatta”. Lungi da me difenderla. Ma perché la Regione se ne è accorta dopo tre anni? Perché Toti e Viale hanno per anni sostenuto che i lavori sarebbero ripresi al più presto? Perché hanno bocciato la variante sulle fondamenta richiesta dalla Provincia? Anche quando l’organismo tecnico verificatore (Conteco Check) ha espresso alla Regione una raccomandazione a “che le segnalazioni espresse e non completamente risolte vengano in ogni caso recepite in vista dell’approvazione della variante”?

La Regione avrebbe dovuto e potuto seguire un’altra strada: quella del confronto -anche duro- con Pessina per riprendere i lavori. L’impressione, e anche qualcosa di più, è che la scelta di Toti e Viale sia stata invece tutta politica: abbiamo assistito alla ricerca pervicace di ogni mezzo per impedire che andasse avanti il vecchio appalto, forse perché varato da una Giunta di altro colore.
Non piace l’appalto integrato, cioè l’affidamento congiunto di progettazione ed esecuzione all’impresa? Nemmeno a me. Ho fatto l’assessore ai lavori pubblici per cinque anni ed il Sindaco per dieci, e ho sempre proceduto con progetti elaborati dalla pubblica amministrazione, mai dalle imprese: anche per questo, credo, riuscimmo a realizzare il Museo Lia ed altre opere pubbliche a tempi di record. Ma l’appalto integrato lo volle il duo Berlusconi-Lunardi, non altri; ed è consentito entro il 31 dicembre 2020. Non si può giocare su tutti i tavoli: si poteva benissimo, ormai, andare avanti.

Credo, dunque, che la scelta della Regione sia stata dettata dalla logica politica. E ho forti dubbi sulla sua fondatezza giuridica. Ma, sotto il profilo legale, sarà la Magistratura a pronunciarsi. Spero ancora, comunque, nella politica, quella buona: che in questo caso significa soprassalto di resipiscenza e revoca di una decisione radicalmente sbagliata.
I suoi effetti sono infatti drammatici per i cittadini.
Rifare tutta la procedura comporterà un’enorme perdita di tempo e di denaro. Serviranno molti anni prima di cominciare i lavori, moltissimi per terminarli. E nel frattempo?

Mi sono trovato, da Sindaco, in una situazione quasi analoga, quando nel 2004 la Regione di centrodestra impedì la realizzazione del nuovo Ospedale, sempre al Felettino, facendosi annullare dal Consiglio di Stato la gara d'appalto già conclusa per un errore marchiano nella composizione della Commissione di gara (che il Comune aveva inutilmente segnalato). Passarono oltre dieci anni prima di una nuova aggiudicazione dei lavori.
Ho scritto di una situazione “quasi analoga” perché almeno, allora, avevamo “un Ospedale in tre pezzi”: Sant’Andrea e Felettino a Spezia, San Bartolomeo a Sarzana. E, sia pure in modo inefficiente e dispendioso, avevamo un Ospedale provinciale a Spezia, basato sulla sinergia Sant’Andrea-Felettino. Sia pure diviso in due, un Ospedale provinciale c’era, arricchito dalla complementarietà con il San Bartolomeo, essenzialmente per la cura e la riabilitazione. Ma ora manca un tassello: il Felettino è stato demolito, non c’è più. Non solo: nel frattempo l’offerta sanitaria ed ospedaliera ha conosciuto, dal 2008 in poi, una gravissima crisi nella dotazione di personale e di risorse, che ha portato la nostra Asl a diventare -per la responsabilità della Regione, anche quando a governare c’era il centrosinistra- l’ultima della Liguria. Ora arrivano da Toti e Viale le promesse di assunzioni, di investimenti, dopo anni di ignavia: ma la Giunta regionale è in scadenza, che mai potrà combinare in questi pochi mesi?
Bisogna, infine, essere chiari su un punto, alla luce dell’irresponsabile atteggiamento quasi di “soddisfazione” emerso in questi giorni da personaggi politici sarzanesi: il Sant'Andrea è al collasso strutturale ma l’Ospedale di Sarzana pure, perché è stato continuamente depotenziato nel tempo. E dunque non può certo, nell’attuale situazione, sopperire ai bisogni di assistenza ospedaliera. Ecco perché serve la revoca della decisione della Regione: è l’unico atto che impedirebbe il disastro.
In assenza di questo auspicabile ritorno della saggezza, un piano alternativo per assicurare un’assistenza sanitaria degna di questo nome andrebbe ovviamente realizzato. E dovrebbe, altrettanto ovviamente, basarsi su un uso ottimale del San Bartolomeo, con lo spostamento in esso di alcuni reparti: non a tavolino, ma coinvolgendo sul campo, e tecnicamente, medici, infermieri, associazioni. Ma c’è un prius, qualcosa che viene prima, che non va dimenticato: la maggioranza della popolazione e i principali luoghi di lavoro e di studio sono nel capoluogo. I reparti di urgenza e di emergenza non possono che restare nell’Ospedale del capoluogo: le chirurgie, il centro trasfusionale, la rianimazione, l’ortopedia, la traumatologia… Non vanno creati, in questa situazione così drammatica, doppioni o elementi di confusione dettati da logiche clientelari. Il San Bartolomeo resta comunque indispensabile per molte altre funzioni. Non aggiungiamo beffa a beffa, follia a follia. Continuiamo a lottare per il nuovo Ospedale del Felettino. Nel frattempo cerchiamo di far sì che chi governa in Regione, e chi li appoggia a Spezia e a Sarzana, non combini altri guai.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Genova, centro storico (2010) Giorgio Pagano


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