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Il collegio protestante di Corso Nazionale e la riconoscenza spezzina

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Il collegio protestante di Corso Nazionale e la riconoscenza spezzina

- Ho già ricordato che negli anni Sessanta dell’Ottocento arrivano alla Spezia i missionari protestanti che coniugano l’attività di proselitismo con interventi a favore della popolazione. L’istruzione è il settore privilegiato, ma non si trascurano altre opere di assistenza.
Così, quando nel 1884 per la tragica epidemia di colera sorge il problema degli orfani, il missionario battista Edward Clarke fonda a Marola un orfanotrofio che ospita dodici bambine. Poi, nel 1912 viene costruito un Collegio in Corso Nazionale che continua ed amplia quell’attività.
Che gli Spezzini apprezzassero non poco questi interventi, lo prova anche la “Rassegna Municipale”, il periodico d’informazione del Comune, che nel 1923 passa in rassegna le opere di “assistenza infantile” attive in città. È citato anche l’“istituto privato” che dipende dal Comitato della Missione inglese per l’Italia. L’Ente, diretto dal “Sig. A. E. Pullen”, provvede “alla custodia ed educazione dei bambini poveri dai 3 ai 6 anni ed al ricovero delle fanciulle orfane povere”. Nella struttura lavorano venti dipendenti fra insegnati ed assistenti (i miei bisnonni Emma e Socrate ne erano i custodi) e si mantiene con fondi che arrivano soprattutto dall’Inghilterra.
Il Comune al momento era retto, Sindaco Ezio Pontremoli, da una Giunta di “Concentrazione Democratica” unita dall’antibolscevismo ed appoggiata dall’esterno dai popolari contrari alla presenza di radicali e massoni nella maggioranza organica. Anche l’Amministrazione contribuisce al funzionamento dell’Istituto erogando mille lire all’anno.
L’attività è del tutto gratuita e comprende l’asilo, frequentato da circa 200 bambini, e l’orfanotrofio che accoglie 74 ragazze che, dopo avere compiuto l’obbligo dell’istruzione elementare, “se dimostrano qualche attitudine”, continuano gli studi per conseguire il diploma di maestra, mentre altre sono mandate a studiare da infermiere al Policlinico di Roma.
Questo dice la rivista municipale sul Collegio che in Corso Nazionale sorgeva dove ora è la clinica Alma Mater. Non c’è nulla di nuovo, ma è facile leggere dietro a quelle ventiquattro righe il senso di gratitudine che la città della Spezia manifestava non nascostamente per chi in nome di una convinzione di fede si adoperava in favore di tanti piccoli concittadini che erano nel bisogno.
Vale anche qualche considerazione politica. Siamo nei primi mesi del Governo Mussolini, i Patti Lateranensi erano ancora ben lontani, ma le mille lire date dal Comune al Collegio testimoniano una laicità delle Istituzioni di cui a volte accade di lamentare la mancanza oggi.

ALBERTO SCARAMUCCIA

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