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Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Agosto - ore 21.55

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Il cartulario del notaio Ambrosini

Continua il tour virtuale fra gli scaffali della biblioteca "Mazzini" che apre i cassetti più ameni e presenta le proprie rarità.

Il cartulario del notaio Ambrosini

- Ben prima del 1407, anno in cui il governo genovese regolamentò la vita degli spezzini con i primi Statuti, la Spezia era già una comunità, seppur piccola, con i suoi sindaci e funzionari pubblici nominati periodicamente per la cura e amministrazione della collettività. Tra questi non poteva mancare una delle figure all’epoca più influenti ed importanti per la garanzia dell’ufficialità degli atti: il notaio civico. Già nell’atto di riunione delle podesterie di Carpena e della Spezia, del 1371 è citato un notaio pubblico che roga nella Communitas Spedie e rilascia la pubblica fede di sindicato (instrumentum sindicatus), ovvero facoltà di rappresentare ed agire in nome del popolo (“universitas”) agli attori dell’instrumento (per l’attestazione dell’antichità della voce “communitas Spedie” ante gli Statuti, cfr. U. Mazzini, Vicende del castello di Carpena fino alla sua eversione, in GSL XII, 1922, pp. 177-194 e GSL XIII, 1923, pp. 3-18, pp. 6-15, passim).
Il più antico libro delle deliberazioni comunali, del 1403, riporta, assieme all’elezione dei sindaci e consiglieri proprio quella del notaio che non manca di essere successivamente citato all’interno degli stessi statuti, formalizzati con la confirmatio del 26 ottobre 1407, come ricordò per la prima volta Cesare Magni nel 1924 pubblicandone la trascrizione (cfr. C. Magni, Gli statuti della Spezia, in La Spezia, rassegna municipale, A. II, n. 7-9, luglio- settembre, pp. 165-185, e come estratto C. Magni, Gli statuti della Spezia, Tip. Moderna, La Spezia, 1925, edizione da cui citiamo).
Lo stesso fa notare come nei primordi del secolo decimoquinto la Spezia fosse già una realtà con una certa vivacità sociale e politica: “l’ordinamento finanziario che lo statuto ci conserva in tutto un complesso di disposizioni, i numerosi dazi [...] l’industria dei cuoi e dei pellami, la stessa esistenza di una casa da giuoco [barataria] provano un movimento e una attività economica, sia pure embionali, che danno al piccolo borgo del ‘400 fisionomia ben diversa da quella di un semplice comune rurale […] il borgo ha assunto la funzione di centro politico economico del Golfo” (C. Magni, Gli statuti della Spezia, cit., p. XXV).
In questo contesto l’attività e la presenza del notaio, titolare per eccellenza della “publica fides”, assumevano ancor maggiore rilevanza. La sua autorità, che affiancava quotidianamente quella dei sindaci e consiglieri, era intrinseca al ruolo dell’atto, che aveva valore di prova certa e inequivocabile e derivava dall’antica investitura imperiale (“notarii imperiale auctoriatate”), poi trasmessa nel tempo ai Comuni e di cui Genova, con la “facultas” o “potestas faciendi notarios” del secolo XII, fu uno dei primi esempi.
Purtroppo non si hanno in sede cartulari notarili locali relativi ai primi del ‘400 o agli anni anteriori, poiché il più antico protocollo conservato nell'Archivio storico comunale della Spezia è quello del notaio Paolo Ambrosini, o De Ambrosini, attivo tra Quattro e Cinquecento nell'ampio territorio del Capitaneato. Ciò che rimane della sua produzione, attualmente suddivisa all'interno di undici unità archivistiche che, secondo il nuovo ordinamento dell'Archivio, riguardano in numeri d'inventario dal 1818 al 1828, per un totale di oltre 2000 carte, può essere suddiviso logicamente in tre differenti tipologie documentarie: registri (cartulari) rilegati, con o senza pandette, contenenti copie degli atti rogati; frammenti di registri; fogli sciolti raccolti in filza. La notevole rilevanza di questi documenti per la storia dell'antica comunità della Spezia risiede innanzitutto nelle notizie in essi contenute, da cui si possono ricavare dati importanti ed unici per lo studio delle dinamiche sociali ed economiche del territorio, relative inoltre ad un periodo povero di documentazione, senza dimenticare che Paolo Ambrosini era anche il notaio della cancelleria della Spezia, a partire almeno dal 1493. Dalla lettura di questi atti, la maggior parte dei quali sono riferiti alla proprietà fondiaria privata soprattutto suburbana, si comprendono meglio ed appieno i ruoli delle nobili e ricche famiglie dell'epoca, nei loro rapporti con le comunità territoriali e religiose e si ricavano notizie inedite circa i toponimi e gli storici confini territoriali, la monetazione ed i sistemi di misura allora in vigore. Di secondaria ma non minore importanza è il ruolo che queste carte hanno per lo studio della paleografia e diplomatica del documento notarile, dalla formazione o stesura dell'atto (instrumentum) sino all'esame della sua validità legale, anche nel campo del diritto canonico, con i frequenti riferimenti al patrimonio degli enti religiosi.
Gli atti riportano infatti traccia di cospicue donazioni, come quelle alla fabbrica del convento di San Francesco Grande, che ci permettono di ricostruire indirettamente la storia dei primi insediamenti religiosi, con i relativi giuspatronati e cappellanie, o lasciti di diverso tipo, affidati alla memoria scritta, in questo caso associata al documento notarile.
Il cartulario del notaio Ambrosini è dunque una preziosa fonte per lo studio del notariato ligure, che permette di riscostruire in modo diretto il progresso delle istituzioni giuridiche ed ecclesiastiche rinascimentali e che ci offre il quadro vivo di una città in discreto sviluppo giuridico ed economico. Lo stato di conservazione del Fondo appare nel complesso buono, con la considerazione dell'antichità dei documenti e delle vicende dell'Archivio storico comunale. Con riferimento all'ultimo secolo infatti, la tradizione ci informa che parte dell'archivio era conservato presso la vecchia sede del Palazzo civico, nell'attuale piazza Beverini, dove venne seriamente danneggiato dai bombardamenti della Seconda guerra mondiale, destino che colpì anche il patrimonio della civica Mazzini, con la parte più antica dei documenti della Podesteria, trasferito in un deposito fuori città.
Nello specifico, il Fondo Ambrosini si compone di nove registri (o frammenti di essi) rilegati che riguardano gli anni dal 1491 al 1510, con discontinuità ed evidenti lacune materiali. Il più grande di essi è di ben 379 carte e conserva ancora la legatura originale in pelle e pergamena. Alcuni sono arricchiti da una pandetta nominativa con l’indicazione della tipologia dell’atto rogato: vendita, locazione, procura, compromesso, debito, matrimonio, testamento. All’interno dei cartulari si possono trovare carte sciolte o allegati, tra i quali ne segnaliamo uno, scritto in bella grafia e riportante le formule da usare per ogni atto. Del Fondo fa parte anche una filza di 101 carte contenente copie di atti in gran parte illeggibili ad occhio nudo, poiché l’inchiostro è ormai svanito e un registro di contabilità dello stesso notaio, di 147 carte, dalla legatura in pelle ancora in discreto stato, con conti riguardanti l’amministrazione dal 1498 al 1505.
In conclusione ritengo non sia errato affermare che questi protocolli, assieme alla raccolta delle deliberazioni comunali, conservata dal 1403, costituiscano una lettura indispensabile e imprescindibile per chi voglia studiare e documentarsi sulla Spezia nel Quattrocento. Essi aprono per così dire la porta di casa degli antichi abitanti della Spezia e sono per lo più ancora da indagare. Il valore di un cartulario notarile va però al di là del campo propriamente storico perché si estende, incredibile a dirsi, sino alla psicologia, perché esso racchiude passioni, affetti, gioie, sofferenze, di persone vissute secoli addietro, ma che possono essere ancora indirettamente presenti nel segno lasciato dall’inchiostro. In queste carte infatti, come scrivevano nel 1938 M. Moresco e G. Bognetti nell’edizione dei notai liguri del sec. XII, curata dalla R. Deputazione di Storia Patria per la Liguria, “che hanno un valore universale per la storia della civiltà [...] c'è veramente l'uomo nei suoi aspetti eterni, che appunto danno risalto a quel tanto di mutevole che costituisce la storia”. Esse “non sono monumenti destinati a riscuotere ammirazione di volgo; ma, quando fossero resi noti integralmente e illustrati nei tanti aspetti, pei quali essi possono contribuire alla storia dell'umanità, avrebbero sicuramente, anche fuori d'Italia, l'interessamento di ogni persona colta”.
È in corso, a cura del Settore Biblioteche del Comune della Spezia, un progetto per digitalizzare integralmente il fondo del notaio Ambrosini e permetterne la leggibilità grazie all’utilizzo di fluorescenza visibile indotta da radiazione ultravioletta, preservando gli originali dal degrado materiale dei supporti e dall’usura dovuta alla consultazione.

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