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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 21.30

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Il calcio è poesia - Un eroe calciatore, una storia aquilotta

Il calcio è poesia - Un eroe calciatore, una storia aquilotta

- Non ha voluto togliersi i gradi, come non volesse togliersi la maglia da calciatore. L’hanno freddato con un colpo alla nuca in una radura, davanti a 26 soldati, lui non ha mollato lo sguardo. Ed ora c’è chi, un vicentino che da anni porta avanti la sua battaglia, vuole fargli conferire una medaglia d’oro al valore. Sarebbe solo una storia di guerra, se non fosse anche una storia di calcio, e di un aquilotto, un giocatore dello Spezia di serie B, Herman Frigo, poi naturalizzato Armando. Che esordì in maglia bianca nel derby contro il Pisa il 4 ottobre del 1942, ma che nel 1943 si era arruolato lasciando il calcio e presto la vita. Centrocampista il suo mestiere, messo in campo da Ottavio Barbieri, che lo conosceva bene. Il 10 settembre del 1943 aveva difeso le Bocche di Cattaro, insenature dell’Adriatico, per permettere alla divisione Taurinense ed agli sbandati italiani dell’8 settembre, di imbarcarsi su due navi. Aveva solo 26 anni, un santino della Madonna di Monte Berico nella tasca, ed aveva già giocato al calcio nel Vicenza, nella Fiorentina e nello Spezia, solo un anno prima, sei presenze in una squadra niente male. Con gente come Costa, Castigliano, Carapellese, Persia, Scarpato, e mister Barbieri. Senza la chiamata alle armi, forse avrebbe anche fatto parte della squadra da leggenda del 1944 creata da Barbieri e Semorile. A Roana, nella provincia di Vicenza, tempo fa, gli dedicarono un campo ed un torneo, ma la struttura venne poi demolita dopo qualche anno. Vinse anche una coppa Italia con la Fiorentine ed a Vicenza viene ricordato per aver giocato una storica sfida contro il Verona restando in campo con il braccio rotto al collo, un po’ alla Beckenbauer anni ’70. Alessandro Lancellotti, un ricercatore veneto, si è messo da tempo a cercare anche i parenti, alcuni tornati negli Usa, Indiana. Molto però sanno e ricordano quell’episodio di Crkvice, al confine tra ciò che oggi sono Croazia e Montenegro, quando quell’ufficiale dell’esercito italiano venne giustiziato dai nazisti, per non dimenticare l’onore. Morirono in quattro, gli altri tre italiani sono stati tutti insigniti di onorificenze. Lancellotti, insieme al Comune di Vicenza, si è mosso da tempo per riparare alla situazione e far si che il Ministero della Difesa pensi anche ad una medaglia per l’ex calciatore dello Spezia. Proprio durante la stessa stagione calcistica 1942-43, nel pieno del campionato cadetto, aveva lasciato gli allenamenti per iscriversi alla scuola sottufficiali di Fossombrone, diventando sottotenente.

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