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Il calcio è poesia - Sotto la curva del cielo (in un applauso di stelle)

Il calcio è poesia - Sotto la curva del cielo (in un applauso di stelle)

- Faustino Salsano ha appena segnato un gol qualunque, i due ragazzi sugli spalti di uno stadio si abbracciano. E’ l’amore per il calcio, parola bambina e vecchia, sa di tutto e di niente se non la condisci. A fine gara sono ancora lì, stanno mettendo a posto lo striscione portato dalla Spezia. Lui, Mattia, esce per ultimo con il drappo sulle spalle. Amore per la vita, per i tuoi colori, una pazza fede; se così è, amore, non è mai troppo fargli fare rima con onore. E’ il tardo pomeriggio di un 6 settembre altrettanto qualunque, 1998. Pochi giorni dopo, quel ragazzo uscito con lo striscione addosso, nella carne e nel sangue, sfiorisce precocemente. Un incidente con una moto nel popolare quartiere di Mazzetta; tentano di tutto per salvarlo, lo portano a Genova dove rimane dal 13 al 17, tra occhi lucidi, speranze e camici bianchi. I suoi amici pensano ad ogni possibilità per dare una mano, anche a portare da lui una cassetta con i cori dello stadio, la voce sua unita a quella di tanti. Per fargliela ascoltare. Amore, parola vecchia e bambina, nessuno ne potrà mai svuotarne il senso anche se molti se ne riempiono la bocca. Muore così, senza aver più nemmeno pianto e potuto salutare, Mattia, un tifoso, giovanissimo, un fiore sbocciato all’alba, con il dolore nelle carni. Ed è allora che ti assale la rabbia sorda, per un ramo che si spezza, la sovrumana voragine che si apre sotto. “Lo sentiamo ancora vicino, quando lanciamo un coro, quando accendiamo una torcia, quando andiamo in trasferta”, dicono gli amici seduti sui gradoni. Ma in quello spazio lui non c’è più. Pochi giorni dopo la scomparsa, la sua squadra del cuore, il vero amore, lo Spezia, i colori di una vita, gioca a Pisa un derby storico. L’altoparlante dello stadio toscano trasmette più volte il messaggio di condoglianze dei due club; i tifosi dello Spezia aprono uno striscione ”Mattia nel cuore”. Nel loro petto quella non è solo una valvola. Lo stadio intero applaude, compreso i tifoso nerazzurri. Sotto la curva del cielo, in un applauso di stelle, Mattia ha scelto da allora la sua di libertà, quella che chi vive non può capire. E’ uno dei primi veri tifosi aquilotti, che da un gruppetto diventano un fenomeno di massa, che se ne va. E’ un ragazzo come tanti, bello, alto, con un genitore tifoso, Liviana, che esprime ed unisce un altro amore, di madre. E quello è di una tale grandezza che nemmeno le pagine ed i versi più sublimi mai scritti sono riusciti a spiegare. Mattia, per un solo giorno, è però figlio del destino. A tanti anni di distanza non è solo un torneo che lo ricorda, perché lo striscione a lui dedicato, ha girato l’Italia intera. Messo e rimosso dopo ogni partita, ogni gol ed ogni sogno che un tifoso dello Spezia abbia mai condiviso da allora. E’ una storia di calcio, ma non come tante, attenzione. Mattia da giovanissimo, comincia a seguire la sua squadra, conosce al campo di allenamento una ragazzina, bella, minuta, fiera anche lei dei suoi colori. Si dice i due per un po’ si innamorino anche, lo raccontano oggi gli amici. Anni dopo anche la ragazzina scompare, ma forse non è vero. Anche il suo nome gira l’Italia su uno striscione, nel ricordo di chi farà in modo che non muoia mai, neppure se vita ti separa. Ilaria si chiamava. Per i 18 anni, a Mattia, gli ultras prepararono anche una festa; in un ristorante fecero ritrovare davanti ad una tavola lunghissima, a sua insaputa, da una parte i suoi amici, dall’altra i giocatori dello Spezia. Pianse il ragazzino, da non trattenersi più. Dopo ogni partita, sotto ogni cielo, quando l’arbitro ha considerato conclusa la contesa, il popolo vittorioso o sconfitto che ha i colori che Mattia amava, torna a casa, e con lui quel drappo, costato sangue e sudore. Sono un po’ le insegne patrie di una storia ch si rinnova ad ogni fischio d’inizio, qui e lassù, nello stadio dei sogni, nella curva del cielo, che guarda silenziosa. Ed è allora che quel ragazzino e la stessa ragazza rivivono, nelle menti di chi guarda al rettangolo di gioco. Ma soprattutto nel cuore di chi forse non potrà mai dire addio. Qui, tra i comuni mortali del calcio.

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