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Il calcio è poesia - Shqipërië, Shqipërië

Il calcio è poesia - Shqipërië, Shqipërië

- L’autobus del desiderio, aveva per lui un numero profetico, il 14. Portava dal quartiere di Rebocco fino a Mazzetta, dove Ledian si allenava. Ma poi ne servì uno che facesse il tragitto più lungo, quelle che aveva davanti semplicemente una lettera’ S’, con Sarzana. Memushaj, l’uomo dell’Europeo 2016 dell’Albania, il soldatino di Gianni de Biasi, si è fatto una risata, a denti stretti stretti. Alcuni anni fa, per motivi burocratici, stava per smettere; dalla serie D dove giocava, poteva andare solo in A o B, niente Lega pro, dove veniva considerato un extracomunitario. Lottò, e dopo 12 anni di Italia, gli diedero finalmente la cittadinanza, proprio pochi giorni prima che si decidesse oramai ad accettare la richiesta di un amico, andare a lavorare con lui in una ditta edile. Ieri il governo albanese, commosso e pieno di orgoglio, dopo la vittoria sulla Romania, ha deciso di concedere un premio di un milione di euro alla sua nazionale. Il premier albanese Edi Rama, in una conversazione telefonica con i giocatori, ha promesso a tutti che saranno muniti anche di passaporti diplomatici. Pensa te, da desaparecidos a diplomatico. Dalle sue parti, Valona, ai ragazzini che girano attorno alla moschea Muradie, costruita nel 1557 dall'architetto Sinan, viene in mente solo una squadra di calcio, neppure tanto gloriosa, ma una sorta di bandiera, il KS Flamurtari. Che sarà anche mitica, ma ha vinto una sola volta il campionato albanese. Negli anni ‘80 stoppò il Barcellona e tanto basta per fare storia. A Valona, è di questo che parliamo, è nato l’architrave del miracolo di de Biasi, proprio lui, Ledian Memushaj, uno che dall’Albania è partito per la provincia di Cremona a nove anni, per anticipare la guerra ed avere sogni. Uno era giocare nello Spezia. Lì si era spostato a dieci anni, lì aveva iniziato a fare il calciatore, tra Canaletto, Arsenalspezia, finchè la Sarzanese non lo vede e lo porta nella suo vivaio. Non bastavano gli allenatori ad addestrare quel ragazzo che arrivava al campo di allenamento in autobus da solo, uno che era magro magro ma che correva come un matto. Se non rigava dritto ci pensava anche il padre; dopo una gara juniores giocata maluccio, ma pur vinta, lo mandò a piedi a casa, una certa distanza. Minacciando coloro che avessero anche solo proposto un passaggio. Uno mai fuori dagli schemi, anche non ritrovando il suo ambiente e la giusta considerazione.”Tante volte ho pensato di smettere”, ammetteva tempo fa. Mai nessuna squadra in cui ha militato ha saputo fare a meno del suo mestiere, con un aire quasi da campione, umile ma pur tale. Andò al Picco ragazzino a vedere lo Spezia, lì voleva giocare; perfino quando lo fecero esordire nella Sarzanese in D cercò lo Spezia, più lui che loro, ma non lo vollero mai, chissà perché. Andò ad Aosta, poi alla Paganese, poi Chievo e Portogruaro. Su e giù per lo stivale, quindi a Carpi, Lecce ancora Carpi fino al Pescara. Dicono che in A ci sia arrivato prima il fratello, che fece assumere da giardiniere in società e che ancora svolge questa funzione in Emilia. Da Rebocco, il quartiere della parte alta della Spezia, lo acclamano ancora; un ragazzo semplice, che, si dice, al primo ingaggio vero regalò un telefonino agli amici:”Mi sento un po’ ligure, lì ho tanti amici, ma l’Italia è un posto bellissimo”. In Patria lo hanno celebrato, forse più dell’autore del gol, Armando Sadiku, uno che al massimo segnava in Svizzera. Il quotidiano Shekulli ha salutato la "prima storica vittoria in un campionato europeo", mentre tv Klan ha detto "Albania, abbiamo aspettato 68 anni per questo". Il portale sportivo Supersport ha sottolineato "tutti conoscono l'Albania" dopo un trionfo "monumentale". Ledian resta tale, sotto il monumento:”A me riesce difficile perfino sentire che mi chiamino capitano a Pescara, pensate un po’”. Trionfale accoglienza a Tirana per lui e gli altri eroi della nazionale. All’Aeroporto internazionale "Madre Teresa", Ledian e la squadra hanno trovato ad attenderla il premier albanese in persona. Ledian si è messo la mano sul cuore durante l'esecuzione dell'inno nazionale, i calciatori, considerati ormai degli eroi del paese, per la loro eccellente figura nella massima competizione europea di calcio, sono passati davanti ad un picchetto d'onore della guardia nazionale. Un pullman scoperto ha poi trasferito i calciatori fino al centro della capitale, mentre durante il tragitto i tifosi li hanno accompagnati con applausi e sventolando le bandiere nazionali. La prima tappa è stata la sede del comune, dove il sindaco Erion Veliaj ha consegnato alla squadra la chiave di tirana. Poi il gruppo si è trasferito dal ministro degli esteri Ditmir Bushati. Ora sono tutti "gli ambasciatori albanesi" nel mondo. Compreso quel ragazzino tenace.

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