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Il calcio è poesia - O Rey del Picco

Il calcio è poesia - O Rey del Picco

- C’è anche lui tra i bomber che hanno segnato nello stadio antico. Che hanno potuto vedere un palla in fondo al sacco all’Alberto Picco. O Rey di Crocefieschi, così lo chiamavano, Roberto Pruzzo, forse uno degli attaccanti più puri del calcio italiano. Nell’estate del 1979 il nuovo Spezia di allora, che si ritirava a Bagnone in estate, orfano di Osvaldo Motto che aveva appena smesso, ospitò al Picco alla prima uscita stagionale la Roma, e non era una Roma qualsiasi, e che mancava dalla Spezia dal 1935. I buoni rapporti tra i due club, che avevano generato anche il prestito poco prima di gente come Nicchi e Sagramola, solo comparse, avevano partorito qualcosa di gradevole. Perchè quella era la Roma di Liedholm, ovvero del calcio totale. Della prima vera zona. Il Barone presentò così sul campo una squadra da seguire e da godere contro lo Spezia dei nuovi De Filippis e Barbuti: Paolo Conti, Peccenini, Amenta, Benetti, Turone, Santarini, Bruno Conti, Di Bartolomei, Pruzzo, Ancelotti e lo spezzino Guido Ugolotti al’ala sinistra. La partità soddisfò. Due gol di Roberto Pruzzo e buona notte. Pruzzo poi, non era tempo di selfie, regalò la sua maglia ad un raccattapalle e firmò un mare di autografi. Conti, che ancora non era campione del Mondo, passò quasi inosservato. Come Di Ba. Nel rincorrere una palla vagante Pruzzo evitò lanciato il contatto con Tavarelli, evitando anche che il biondo stopper volasse per le terre. La cosa fu apprezzata dal pubblico che lo applaudì. Nella sua autobiografia Pruzzo ha raccontato di recente la sua vita ma anche in quegli anni. Un libro scritto con Susanna Marcellini per Ultra Sport. Una storia bella e crudele, al di là dei gol, legata anche alle fasi di depressione del giocatore, mai svelate prima, ma presenti nel suo quotidiano."Cosa mi resta della mia carriera da centravanti?- ha raccontato alla Gazzetta dello Sport in una recente intervista- I gol sbagliati e le sconfitte. Delle vittorie ho goduto poco, perché sono subito volate via. Le sconfitte no, sono rimaste qui. E ancora ci combatto. La retrocessione in B del Genoa causata anche da un mio rigore sbagliato e la finale di Coppa Campioni persa con il Liverpool (nonostante il mio gol...) ancora mi vengono a trovare ogni tanto". Il Picco si tiene stretto solo quei due gol, arricchendo il suo bagaglio di ricordi e quello dei tifosi.

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