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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 22.30

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Il calcio è poesia- Napul'è gli occhi 'e Maradona

Il calcio è poesia- Napul´è gli occhi  ´e Maradona

- Nel calcio ci sono idoli veri, quelli a cui la dea del vento bacia il piede. Poi ci sono quelli nati abbracciati ad un pallone. A ruota, picari ed eroi. E poi ci sono quelli che diventano campioni strada facendo, con tanta polvere nelle scarpe e sudore nella maglia. A Napoli, per storia, quando parli di questi ultimi ti fanno vedere il libro delle presenze in maglia bianca: Bruscolotti, Juliano e da pochi giorni al terzo posto Marek Hamsik. Quelli..che il Napoli… sono una famiglia di primissima razza, gente che ha sputato sangue e sudore per quella maglia per giorni e giorni. Giuseppe Bruscolotti - 511 (16 stagioni), Antonio Juliano 505 (17 stagioni), Marek Hamšík - 431 (10 stagioni), Moreno Ferrario 396 (11 stagioni), Ciro Ferrara 322 (10 stagioni), Christian Maggio 285 (9 stagioni), Paolo Cannavaro 278 (9 stagioni), Bruno Gramaglia 275 (11 stagioni), Carlo Buscaglia 270 (10 stagioni), Attila Sallustro 266 (11 stagioni), Luigi Pogliana 263 (10 stagioni), Dino Panzanato 262 (9 stagioni), Ottavio Bugatti - 261 (8 stagioni), Diego Armando Maradona 259 (solo 7 campionati).Nesun picaro tutti eroi. L’uomo dalla criniera ha scalzato di poco uno stopper, nessun piede baciato dalla dea del vento, ma tante maglie sudate. 396 per l’esattezza. Se poi pensi che si tratta di un milanese di Lainate, la cosa risulta ancora più eccezionale. E’ la storia calcistica di Moreno Ferrario, oggi collaboratore tecnico dello Spezia, uno che non si fa notare al centro del Ferdeghini, ma che è abituato a osservare gli altri.“Al San Paolo ci arrivai ragazzino a 17 anni, sono partito a 28 con due figlie ed una moglie. C’è la mia vita lì dentro. Fino ad allora Napoli non aveva vinto nulla, una questione di equilibrio. Vivevi nel mezzo di gente appassionata, è come se li avessi a casa, sempre con te. Lì c’era una sola partita che valeva la vita, quella con la Juventus. Se vincevi campavi un anno, poi potevi anche arrivare settimo. Se perdevi, non vivevi più”.”Poi lo scudetto; ci voleva un uomo per fare quell’impresa, uno che regalasse equilibrio. Uno come Ottavio Bianchi. Ricordo ad inizio di quell’annata la sconfitta ai rigori a Tolosa. Perdemmo e lui ci riunì nello spogliatoio dopo pochi giorni: ‘che facciamo, buttiamo tutto, smettiamo di giocare?’. Ci diede una scossa forte. In campionato macinammo piano piano, fino a vincere a Torino 1-3 con la Juventus. Finì la gara, entrò come una furia negli spogliatoi, chiese a tutti di uscire presidente compreso, e ci riunì di nuovo a cerchio, nel silenzio ‘Ed ora che facciamo, pensiamo di aver vinto qualcosa, o buttiamo tutto?. Arriviamo fino in fondo o no?. Quel giorno Napoli vinse il suo primo scudetto”.”Io una bandiera? Hamsik mi ha scalzato dal terzo posto nelle presenze in maglia Napoli, ma non importa. Arriveranno altri. Più che una bandiera mi sono sentito integrato, napoletano, io, un milanese taciturno. Questo ti fa sentire Napoli. Quando festeggiammo lo scudetto io, al culmine della festa, pensavo a quello che la città mi aveva dato In cambio, ho solo fatto il mio dovere e basta”.” Se dovessi descrivere Napoli partirei da una giornata storta.Nel 1980-81 con me c’era anche Vinazzani. A 5 giornate dalla fine eravamo in testa, con una squadra che ad inizio stagione aveva solo 17 mila abbonati. Giocammo col Perugia, dopo 30 secondi feci il più incredibile degli autogol. Perdemmo. Eppure la gente mi stette vicino, anche in strada, più di quanto fece il giorno che vincemmo il titolo. Segnai poi alla Juventus in futuro, segnai su rigore in gare decisive, feci altro. Ma ricordo loro, quella gente, la loro reazione ad un autogol”. Lei giocò con Maradona:“4 anni con lui. Prima che arrivasse, quando eri nel tunnel per entrare in campo, avevi mille paure, vedevi sguardi tirati. Pensavi che potevi sbagliare. Poi arrivò Diego, e prima della gara, nello stesso tunnel, avevi le stesse paure finchè non vedevi in faccia lui. Sapevi che prima o poi avrebbe fatto qualcosa in campo e ti avrebbe permesso di vincere. L’ho visto giocare con bambini a bordo campo, dare una mano a tanti. Mai uno sgarbo ad un compagno. Dentro uno stadio era un ragazzo fantastico, fuori per me poteva fare quello che voleva”. Gli Spalti:”Benedissi un giorno il sorteggio di Coppa che ci fece giocare contro il Real Madrid. 92 mila persone attorno, un’atmosfera che auguro di vivere ad ogni bambino ed uomo, sia in campo che sugli spalti. Lì capisci cosa sia il calcio, l’emozione. Oggi il calcio cambia. Ci si allenava a Soccavo o al San Paolo davanti a 10 mila persone, ora chiudono i campi di allenamento”

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