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Il calcio è poesia - Mario e l'autobotte senza posto

Il calcio è poesia - Mario e l'autobotte senza posto

- Ama lo Spezia come ha amato se stesso. Poche sere fa è arrivato al Teatro Civico, dove veniva rappresentata la sua gioventù e l’epopea dello scudetto del 1944, con una foto sotto il braccio, in una grande cornice: era quella dei campioni Vigili del Fuoco, quelli dello scudetto, dei Bani, Persia e Borrini…. Ha assistito ad ‘Eravamo quasi in cielo’, la piece teatrale che ha saputo raccontare la vicenda romatica in un teatro gremito di oltre 700 persone, e quando ha abbandonato la sala, visibilmente emozionato, ha detto:”La storia la conoscevo bene, ma come suonavano bene stasera quelli sul palco!”. Lui si chiama Mario Valentino, nel 1944 faceva semplicemente il pompiere. Si era arruolato da qualche mese, in un periodo dove di necessità si faceva virtù. La vita ti scappava dalle mani e tu cercavi di afferrarla forte. Oggi si può vedere come Mario abbia addosso la ricchezza e la mestizia del tramonto, alla sua età. Ma è lo stesso cuore che novanta anni fa era un’alba chiara, piena di forza. A saper leggere tra le sue rughe, gli occhiali che porta, si capirebbe molto dell’amore che ha per la maglia bianca e di quello che portava per i suoi amici e compagni. Perché Mario Valentino, di quella mitica squadra, era tifoso e collega, ma non con il pallone tra i piedi. Seguiva le loro partite, qualche allenamento e solidarizzava con loro, soprattutto da tifoso. Finchè venne il giorno dell’Arena, e la partenza in autobotte della squadra, che doveva però prima passare da Brescia. L’ingegner Gandino, il comandante del reparto, aveva promesso: verrà con noi anche Mario. Che si preparò e si presentò all’appuntamento con la storia. Ma che su quell’autobotte diretto verso Spezia-Torino non salì mai. Fu proprio la Caserma, con un veloce fonogramma, a segnalare la necessità che lui rimanesse e la comunicò a Gandino pochi minuti prima che il giovane, già pronto ed a due passi da quel fortunoso e fortunato mezzo, salisse.”Mi sono perso la gara più bella”, ama dire ancora oggi. Un po’ partecipe comunque di un racconto che lui almeno ha vissuto. E che noi possiamo solo raccontare.

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