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Il calcio è poesia - Leicester, the story of Lee Jobber

Il calcio è poesia - Leicester, the story of Lee Jobber

- Lee Jobber non è uno dei ragazzi di Wyggeston School, anzi per dirla tutta non è proprio un ragazzo raccomandabile, ma solo alle viste. Tenuto fermo che da Tim Parks in poi il calcio sia solo una pazza fede, ognuno di noi non farebbe uscire la propria figlia una sera con lui a cena , neppure se sapesse che è tifoso della stessa squadra del cuore, fosse per solo l’aspetto proposto. Una montagna di muscoli e lardominali, 150 ed oltre i tattoo che superano di poco i kg. Di mestiere però non fa l’ultrà anche se entra con aria pesante ogni sabato o domenica in uno stadio: fa più semplicemente l’insegnante di sostegno per bambini disabili in una scuola del centro. Ma chissà che il vero mestiere non sia quello che gli propone tutti i fine settimana un gruppo di matti in maglia blu, una banda che decide un giorno di sovvertire tutto ciò che è il calcio ovvero l’arte di sorprendere, l’arte dell’imprevedibile. Non facile. Perché nessuno avrebbe mai detto che il Leicester potesse vincere la Premiere League nel modo in cui sta per farlo. Jobber è l’emblema di questa storia da favola, che esce da un calcio moderno, ma che riporta la tecnologia di punta sulla strada, quella che porta dal centro al campo di allenamento del Leicester con facilità, tanto che i vicini si vedono spesso arrivare il pallone in giardino. O quella che ha percorso questa squadra fin dall’inizio, insieme a Jobber. Nessuno direbbe che è lui e dreamer della curva del Leicester, quello che fa scattare ogni coro e ogni urlo, quello che la gente sa già cosa farà dopo un gol o per un calcio d’angolo, o che sia per un calcio di punizione o per un rigore a sfavore. Jobber l’hanno visto accasciarsi poche volte in una stagione che come ha cambiato la vita a tanti giocatori, l’ha cambiata perfino a lui, ed a tanti tifosi. Una sera, dopo la terza partita in pieno inverno affrontata a dorso nudo, lo portarono in ospedale quasi congelato. I medici glielo dissero chiaro di regolarsi e lui rispose:”If I’m dead, I can’t go to the game”. Per chi conosce l’inglese ma anche per chi lo conosce appena, significa “alla prossima si copra”. Seguirà la squadra nella trasferta di Manchester ma sarà comunque vada sugli spalti per quella successiva al King Power Stadium, in uno dei 32 312 posti disponibili che valgono oro. Per la partita interna con l'Everton, c’è una corda pazzesca ad accaparrarsi un biglietto, dopo che i tagliandi messi in vendita due settimane fa sono stati polverizzati in meno di due ore. Su internet ormai un ingresso per la partita della storia per le foxes e' quotato in base a seconda del settore tra le 334 e le 13.220 sterline, ben 17.000 euro. Jobber sa che non è affar proprio. A lui interessa il suo tamburo, quello che suona ogni partita. Ed anche in questo caso, sembra tutto una favola; un po’ come in Italia, ma non in tutta Italia per l’amor di Dio, non è che nello stadio puoi far entrare tutto. A Lee però il tamburo glielo piazza dentro lo stadio sempre nello stesso posto la Polizia, che a fine gara lo ritira e lo conserva per farlo ritrovare nel medesimo punto della curva una settimana a seguire. A Leicester brinderanno presto bevendo il vino della storia, sotto i colpi di Marhez e di quelli di Lee dagli spalti, ma sotto un cielo mai visto. Perchè il calcio finalmente, dopo tanto, è tornato festa per gli occhi di chi lo guarda ed allegria delle gambe che sfidano la palla. Gambe nobili o meno. Soffocata la ragione dei denaro, questi giocatori che fino a qualche mese fa nessuno conosceva, vanno sul trono d’Inghilterra, proprio come quei vecchi scolari di Wyggeston School. Che un pomeriggio del 1884, decisero che un giorno, la squadra da loro creata, avrebbe vinto il titolo di campione. Loro ci credevano davvero, noi, i nostri nonni ed i bisnonni ancora non ci crediamo.

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