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Il calcio è poesia - La scrivania del signor Goian

Il calcio è poesia - La scrivania del signor Goian

- L’uomo che non piangeva mai ha smesso da oltre un anno con il calcio. Ha cominciato a fare il dirigente di una squadra che fai fatica a pronunciarla: ACS Foresta Suceava poi ha fatto altro sempre nell'ambito calcistico. Ha detto stop ed ora, con qualche cravatta in più al collo, lo trovi a fare il dirigente in un mondo che può essere suo come lo era il campo. Con una scrivania piena di idee e di passato. Dorin Goian è’ passato dallo Spezia nella maniera più bella, veloce, difficile, complicata che la sua carriera potesse prevedere. Dicono che anche nei momenti difficili, nello spogliatoio, non lo abbiano mai visto incrinare lo sguardo, rispondere sempre diretto ma bonario, e magari sorridere, come quel giorno che un cronista, per magnificargli i 7000 del Picco gli chiese che difficoltà aveva trovato nello stare in campo con tutto quel chiasso nelle orecchie:”Veramente ho giocato anche l’Old fim…” disse lui senza andare oltre. L’ultima sua squadra è stata Asteras, in Grecia, la maglia della nazionale per ora la veste solo nell’under 21 suo fratello Lucian, lui l’ha abbandonata dopo 60 lunghe battaglie e 5 gol.” La mia carriera di calcio è finita, purtroppo. Comincerò una nuova strada. Voglio cercare di cambiare qualcosa a Suceava”, aveva detto. Il signor Dorin Goian, da vicino, è sempre sembrato un corazziere. Al tempo, le cronache l’avrebbero definito “uno stopper ferrigno”. Ha deciso di smettere come ha fatto in tutta la sua carriera, in un lampo:”E’ un po’ un timbro nella mia storia –ci aveva raccontato- quando lasciai la Steaua per andare a Palermo tutto avvenne in un giorno e mezzo. Quando arrivai ai Rangers di Glasgow più o meno due giorni e tutto era fatto. Nel caso dello Spezia in un solo giorno era tutto a posto, già definito, abbiamo solo atteso un’operazione che gli scozzesi dovevano completare. Magari non era contenta mia moglie che deve fare traslochi in gran fretta con tanti problemi, io riempio la valigia e vado. Basta giocare”. Ne ha fatte di battaglie, ma una se la porta per sempre addosso.“C’è una sola partita che nella carriera di un giocatore deve essere presente, Celtic-Rangers a Glasgow. Io l’ho giocata, ed è fantastica, difficile perfino da descrivere. C’è un‘atmosfera incredibile, i giocatori in campo sono come trascinati da chbi è fuori, non guochi in 22 ma in 70 mila. Non riesci a parlare con il tuo compagno che è a 5 metri da te, tanto è il tifo sugli spalti. Sembri trascinato metri da terra. Se vinci sei alle stelle. Ho conosciuto gente venuta apposta dall’Inghilterra per tuffarsi nell’atmosfera dell’Old Firm. Lì il calcio è corsa e lotta, tecnica poca. Se stai vincendo 4-0, tutti continuano a giocare e picchiare per fare un‘altro gol, da una parte e dall’altra”




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