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Il calcio è poesia - La bandiera dell'onorevole Giacomino

Il calcio è poesia - La bandiera dell´onorevole Giacomino

- “Centrocampisti di genio non se ne sono più visti, piuttosto è fiorito qualche atipico come Giacomo Bulgarelli, e per loro si sono dovuti inventate schemi particolari per giustificare lo scarso fondo atletico ed esaltarne, a parziale compenso, le indubbie attitudini giocoliere”. Così Gianni Brera, nel testo Il Mestiere del calciatore, narra Giacomo Bulgarelli. La cui maglia oggi, appoggiata ad un pallone e dietro una vetrina, trovi in una galleria di Bologna, proprio come in via D’Azeglio e dietro piazza dei Celestini, trovi l’immagine disegnata di Lucio Dalla, a due passi da casa sua. Due posti dove la storia insegna ancora ai giovani. Che, come chiedono oggi chi erano i Bealtes, lì, sotto le due torri, chiedono anche chi fosse questo signore così gentile e bello da vedersi su un campo da calcio. L’Onorevole Giacomino come lo chiamava il collega Civolani, era il calcio, di quel Bologna che giocava facendo tremare il mondo, di un Bologna che reggeva il calcio italiano. Bene che la cultura del football lo tramandi, come tramanda il Cagliari di Riva, il Torino di Superga ma anche quello di Radice, o come parla ancora della mitica squadra dei Vigili del Fuoco della Spezia del 1944. Dietro quel vetro, le sue scarpe, la maglia rossobù, hanno ancora una perfezione, che solo la storia regala. L’eterno capitano di una città tramandato a futura memoria, ed è bello che le immagini siano diradate ma trovabili, perchè la fantasia popolare lo possa ancor di più ingigantire, quanto di grande già pur c’era in lui. Perchè quelle erano le bandiere del calcio, quelli che oggi puoi vedere solo con una maglia della Roma (Totti) o della Juventus (Buffon), pezzi rari. Bandiere prima che diventasse uno straccio per riti laici, di gente che la bacia ogni domenica, ogni mese, ogni anno, neppure guardandone il colore. Una volta veniva issata sulle cime più alte e scrisse Caminiti, decideva la sorte della guerra anche del calcio. Rappresentavano l’anima del popolo, proprio come Bulgarelli, eterno centrocampista dai piedi buonissimi, rappresentava la sua Bologna, che solo nei suoi colori si riappacificava. Bulgarelli che ebbe una carriera da bandiera vera, sventolata, infortunata, bistrattata, lodata ed odiata, sfortunata perfino in nazionale, rimessa in piedi. In un calcio fatto di giganti e nani, la sua storia correva più della palla che calciava, ed ancora corre oggi. E poi lo stile, quella profonda educazione, forgiata all’istituto San Luigi, un marchio, portato nelle sue telecronache, dopo la fine della carriera, nelle quali dimostrava solo un cosa: di non essere mai saccente. In un modo fatto di pasta diversa.

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