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Ultimo aggiornamento: Lunedì 21 Agosto - ore 22.31

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Il calcio è poesia - La Palomita eterna

Il gol di Pedro Aldo Poy

Il calcio è poesia - La Palomita eterna

- Non aveva mai visto Pascutti anticipare così Burgnich o Gigi Riva battere così Croy a Napoli. Aveva solo previsto tutto, tanto da dirlo provocatoriamente ad un fotografo appostato dietro la porta:”Prepara la macchina, sto per segnare”. Solo che quel gol, per Pedro Aldo Poy, sarebbe durato tutta una vita, ed oltre. Quando Diego, tifoso da sempre del Rosario Central, ci ricorda la storia, dice solo, toccandosi il capo.”Tutti noi ricordiamo quel gol e lo spieghiamo ai nostri figli perchè altri lo ricordino dietro di noi”. Pedro Poy era semplicemente un calciatore di gran classe che aveva deciso di giocare per tutta al vita con una sola maglia, quella del Rosario e che il 19 dicembre del 1971 segna un gol che solo lui può segnare. Si apposta in area, segue l’azione che proviene da un corner e quando il Negro Gonzales crossa, lui si avvita in tuffo e di testa segna. Non è una gara qualunque, per la prima volta nella storia ci si gioca la semifinale del titolo argentino ed in campo c’è il Clasico, Rosario contro Newell’s, peggio che una guerra, ben peggio. I tifosi del Rosario vanno in cielo e ritornano col primo taxi. Vincono quel match e poi vincono anche il loro primo campionato. Ma quel volo diventa eterno, la Palomita di Poy, il gol più ripetuto della storia, anche con le televisioni di mezzo, anche per chi può permettersi la ripetizione con mysky. Perché ogni anno, ovunque vada, ovunque sia, Pedro vien messo davanti ad una porta, un cancello, due pali disegnati nel nulla, e viene ripetuta la scena: lui che segna di testa in volo. Sembra un gioco, ma non lo è, solo storia fedele, quella che fa del calcio poesia. Per Poy, Rosario ancora oggi non è solo terra, ma un cielo sotto cui dorme, la casa in cui visse bambino e morirà adulto, un perimetro che mai vola via. Terra bianca, soccorritrice, mai infida. Lui sceglie il delirio di correre su un campo da calcio, e lo farà per sempre. Quando avrà quella fossa dove lascerà il suo corpo, sarà ancora proteso in tuffo. Scriverà uno dei più bei giornali di calcio del mondo Four four two, che “La prima volta, il 10 gennaio 1972, e` accaduto in un bar di Rosario, il Polo Norte, alla presenza di qualche decina di persone e di una porta improvvisata: cross, palomita, gol. Sono passate poche settimane dall’evento e nessuno ha idea di cosa e` appena iniziato”. Da quella volta bisogna solo far trascorrere i giorni per rivederlo segnare. Ha un solo cruccio, e non sà perché il Dio del Calcio, che ha una mentalità tutta sua, gliel’abbia fatta pagare così: ha un figlio, che si è innamorato e tifa Newell’S. Un po’ come se il figlio di Sandrino Mazzola fosse stato un curvaiolo del Milan o quello di Rivera amasse la grande Inter alla follia. Di questo, Poy, pare ancora oggi non darsi pace.

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