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Ultimo aggiornamento: Venerdì 18 Agosto - ore 22.15

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Il calcio è poesia - L'ultimo maledetto rigore

Il calcio è poesia - L´ultimo maledetto rigore

- La vita da giornalista non è tra quelle più semplici. Essere credibili e scrivere quello che si vede, ma sapendo che ciò disturba. I mediocri. Insomma, un nemico al giorno. Non facile però che si crei empatia nell’ambiente. Tra giornalisti per l’amore di Dio, pensa un po’ tra addetti. Con i calciatori è una cosa diversa, dipende dalla cultura, dalla provenienza, dall’educazione di questi, dal periodo che passano, da ciò che spesso riesci a dire tra un’intervista e l’altra, non nell’intervista. Insomma, in un mondo non effimero, nonostante le apparenze, ti trovi davanti una fabbrica di spiantati che appartiene oggi al nostro costume, eredità pesante. Tra un giornalista ed un calciatore raramente si crea amicizia, ma partecipazione solidale si. Perché senti a volte il sacrificio, lo sforzo, ciò che quella gambe vorrebbero dare. Conosco Andrea Catellani nel 2013, una felice intuizione di mercato di Romairone. Non trova subito spazio, anzi non ne trova proprio, anche se a Giovannino Stroppa non dispiace. Un 8 un 9 un 10 o un 11? Boh. L’8 novembre gioca simil punta e segna al Cesena, ma poi con l’arrivo di Mangia, scompare di nuovo. Non fa casino, come si suol dire si limita a guardare, d’altro canto il fascino del calcio è nella sua ambiguità esistenziale, il dominio che i piedi hanno sulla sfera. Per lui, Mangia Devis, oggi in Romania, pur calzati adeguatamente, i piedi di Catellani son poca cosa. A fine stagione ci sarebbero mille fantasie, lui decide di rimanere, gli offrono di rimanere, dicendogli che conteranno su di lui. Ci crede poco, ma ci crede. Arriva Nenad Bjielica che si fa spiegare Cate, poi parlando con lui, mi disegna su un foglio una tattica, alla vecchia maniera. Dico a Bjielica “ ma lo fai giocare centravanti, che diranno i tifosi?”. E lui: ”Il pubblico non vuole capire il gioco vuol vincere e veder segnare”. Intervisto Cate, sembra pimpante, segna a Varese alla prima, segna all’Entella ed al Carpi e ne fa due al Catania. Dico: “ Cate mi sa che ne fai 20 quest’anno”. Lui con due mani disegna un dieci. Comincia una sfida, tra un giornalista ed un attaccante, con il primo che ad ogni gol manda un messaggio: -13 – 12 -11, anche a gara in corso. Il 28 dicembre 2014, a Bari fai il decimo; in classifica lo Spezia è altissimo, c’è una gara da recuperare ma sarebbe secondo. “Cate è il tuo anno”, e lui a parlare di pesca, di cani, della sua ragazza che diventa sua moglie e che conosce da diciassette anni, della vita di un attaccante, del rapporto con la gente e con i croati, uomini veri.”Segni al Picco e sotto la curva, ed è un abbraccio solo”, ti dice. Da Bari torna al gol solo contro la Pro Vercelli a marzo, ci risentiamo, lo facciamo spesso, ha il dono di parlare di calcio come pochi, un reggiano solare “un gioco di squadra, un’orchestra con tutti i propri strumenti” mi dice parlando di quello Spezia. Bjelica fantastica su di lui, io parlo ad entrambi, è un divertimento, quella si è partecipazione solidale. Livorno, Latina, Trapani, la tripletta a Cittadella, siamo a 18. Fino al due maggio 2015, giorno in cui arriva al Picco il Brescia. Lo vedi che sembra cercare la porta anche da casa, entra in campo e si dirige quasi tra i pali, poi si sistema stabile all’altezza del dischetto del rigore, lupo famelico. Vuole quei due gol. Dopo 30’ ha l’occasione prima: rigore, la mette sul dischetto, ha fretta, spiazza Arcari ma la spara in curva. Si gira verso l’alto della tribuna, allargo le braccia, gli sguardi si incrociano. Al 61’ la mette dentro di volo dopo una bellissima azione ed un cross fatto davvero bene da Mato Milos. A proposito, abbiamo scommesso una maglia, me la porta, ma poi decidiamo diversamente. Un’amica Eliana Danielli raccoglie fondi per i bambini del Gaslini; ricaviamo 400 euro che spediamo al sud in un paesino. Non arriverà mai a 20 gol, e segnerà su rigore alla prima della stagione successiva a Bari da dove mi manderà un messaggio “ vale questo nei 20?”. Lo rivedo tante altre volte, ci sentiamo, resta la stima; ad un certo punto ci sentiamo per il suo passaggio al Carpi, scrivo qualcosa che non gradisce, o lui mal interpreta. Ci spieghiamo a modo nostro. Lo rivedo a Lerici, lo rivedo anche ieri, a Chiavari. 'Cate è meglio così, non ce l'avrei fatta a scrivere certe notizie'. Quando tra un giornalista ed un calciatore sedimenta qualcosa. Quando ti manda un messaggio e ti dice "Arma, vieni a Chiavari all'ultima conferenza, ho un problema al cuore, non giocherà più a 29 anni". Quando hai tifato un po’ per lui e non lo dovresti ammettere e tifi tutt’ora, ma per un'altra partita; quando suo papà Doriano ti ha allungato la mano e detto " con lei ho ricomprato Tuttosport dopo anni"; quando il suo agente Montipò ti dice " lo hanno cercato Celta e Borussia 'Gladbach, lo dico a te"; quando il calcio, un esercito di gente che non sa quello che dice o non dice quello che sanno, produce amicizia. Un giornalista umile ed un calciatore ostinato e solare come tutti gli emiliani, che legge un tuo libro e ti chiama " non avevo dubbi sullo stile ti riconoscerei tra mille". E’ questo il saluto ad un bomber non per caso, Andrea Catellani, nel momento in cui smette di rincorrere una palla, o come mi ha detto ieri stringendoci la mano " di sognare il prossimo gol". A futura memoria, di giornalista e di attaccante.

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