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Ultimo aggiornamento: Giovedì 17 Agosto - ore 09.33

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Il calcio è poesia - L'ultima guerra del football

Il calcio è poesia - L´ultima guerra del football

- Dalla prima guerra del Football all’ultima. Passano 47 anni, e tanta storia nel mezzo. Dal 1969 al 2016, in un aumentare di gol e fanatismo ma anche di picari ed eroi, e di gente che vive e nuore per il calcio, come per una religione. La prima venne descritta perfettamente da chi sapeva cos’era la storia del calcio, ma non solo. Un giovane giornalista irrequieto, si chiamava Ryszard Kapuscinski, ed era nato a Pinsk. Nella Polonia orientale. Fu lui a descrivere un massacro legato al calcio, perchè la guerra tra El Salvador ed Honduras fu generata da una partita, in un continente povero dove si svolgono ancora ora partite povere. La tensione tra le due nazionali che si battono per arrivare a Mexico ‘70, il Mondiale del Brasile più forte della storia del calcio (mai tanti villini in una squadra) fa esplodere una tensione ben più profonda, causata dall’emigrazione di centinaia di migliaia di salvadoregni alla ricerca di terra, vita e sopravvivenza in Honduras. Ai mondiali del 1970 andrà poi El Salvador ma quella partita che decide, condita da un massacro dentro e fuori, sfocia in una guerra che in sostanza termina con una tregua, e sembra un paradosso, che lascia i confini dei due stati per quello che sono ed erano. Scrisse Kapuscinski che i due governati alla fine dell’eccidio, si dichiararono perfino soddisfatti: El Salvador giocò mestamente quel mondiale, ma sia di loro che dell’Honduras, i giornali di tutto il mondo parlarono per mesi. L’ultima guerra del football viene sempre da terre povere con gente povera e calcio povero. Finisce in tragedia la festa per la vittoria della Coppa Libertadores da parte dei colombiani dell'Atletico Nacional di Medellin che hanno battuto 1-0 gli ecuadoregni dell'Independiente del Valle, quelli che dal niente sognavano la storia eterna che regala la sfera, nella finale di ritorno giocata allo stadio Atanasio Girardot di Medellin. Come reso noto dalle autorità, al termine dei festeggiamenti in strada a Medellin il bilancio è di tre morti e almeno 23 feriti per un totale di 600 scontri sanguinosi e pazzi tra tifosi, in ogni quartiere reso campo di battaglia. Una delle persone uccise si chiama Josè, indossava la maglia di una squadra rivale del Medellin ed era per strada con decine di persone ad osservare, quando è stata colpita con un coltello, per un colpo micidiale quanto un gol. All'andata le due squadre avevano pareggiato per 1-1 e quindi l'Atletico ha conquistato il trofeo per la seconda volta nella sua storia, garantendosi anche il diritto di partecipare al mondiale per club di dicembre in Giappone. La polizia ha faticato per tre giorni per riportare la calma. Quella che seguiva ad un successo, ma che insanguinava ancora il calcio.

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