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Il calcio è poesia - L'arte in cornice di Julinho Botelho

Il calcio è poesia - L'arte in cornice di Julinho Botelho

- Venne giù da Piazza Pierozzi velocissimo, dovette dribblare due palazzi ed una fontana mal messa. Lo inseguivano i difensori dell’Inghilterra uccellati malamente nel 1959 al Maracana, ma anche quelli dell’Ungheria, che a Berna nel 1954 non riuscivano neppure a picchiarlo, dribblati in un fazzoletto di ruvido campo, sotto un cielo grigio. Poco dietro si distinguevano le maglie di gente di Inter, Milan, Juventus, Botafogo, Fluminense. La braccavano tutti, insomma. Entrò scontrando tavoli, di gran fretta, lasciando perdere i fuochi d’estro che lo avevano fatto brillare. Ma non dimenticò lo spiccato senso di altruismo che ne aveva caratterizzato la carriera e lasciò quindi prima passare un paio di taglieri in direzione tavoli in cento sala. Poi si sistemò dentro quella cornice per fermarsi, non sia mai per sempre, per ora diciamo. Un pò come ha fatto la storia con lui, quando qualcuno recitò che “Un’ala può arrivare a Julinho, non oltre”. Poi arrivò Garrincha, ma stabilire oggi chi dei due sia stato il più forte con quella maglia numero sette addosso non è facile, e parliamo di senza assoluto. Julinho resta immobile su quella parete, tra altre cornici, ma forse sta solo aspettando la finta per ripartire, la palla buona per scavalcare l’ennesimo difensore, per dribblare e servire un compagno. Firenze, la viola, chi ama quei colori che lui stesso si era fatto dipingere sui muri di camera sua in Brasile, ricorda la bellezza del gesto, la proprietà del palleggio, la velocità in corsa di un sette come pochi, forse mai visto in Italia uno così. In quella Antica Fiaschetteria del Chianti, in una piazza quasi anonima a San Casciano, si è quasi nascosto dagli occhi di tutti, mal celando però un sentimento di forte amore che ancora ha. La più fulgente ala destra mai vista in Italia, campione con la Fiorentina, e poi stella del Brasile o di Portoguesa e Palmeiras, che resta ferma in una Fiaschetteria, suvvia. Chissà che fa la notte quell’immagine, chissà cosa i tifosi viola e chi ama il calcio, passando di lì provocano nelle gambe disegnate ad arte dal Dio del calcio, di quel giocatore. Così, tra vini, formaggi, oli, conserve di Toscana, si consuma con pazienza senza fine, l’attesa che prima o poi Julinho riparta e corra, un’ala quasi in fuga per sempre, rincorsa da chiunque ami un pallone e voglia non fermarlo ma solo vederlo ancora una volta tra quei piedi brasiliani. Quelli di Julinho Botelho, ala per sempre.

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