Liguria News TeleNord Genova Post Sanremo News Riviera Sport Savona News Savona Sport Città della Spezia
LA REDAZIONE
Telefono redazione La Spezia 0187 1852605
Fax redazione La Spezia 0187 1852515
PUBBLICITA'
Telefono pubblicita La Spezia 0187 1952682

Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 17.51

Facebook Città della Spezia Twitter Città della Spezia Google+ Città della Spezia
Instagram Città della Spezia

Il calcio è poesia - Il mio nome è nessuno

Eusebio di Bronzo

Il calcio è poesia - Il mio nome è nessuno

- Scrisse di lui Eduardo Galeano che “ era nato solo per lustrare scarpe, vendere noccioline e borseggiare la gente distratta”. Per questo il suo correre continuo era giustificato. Scrissero ancora che in campo scappava dalla vita più che dai terzini, fuggendo solo come chi fugge dalla Polizia o dalla miseria che ti morde i talloni. Oggi, all’esterno dello Stadio da Luz, è lì, di bronzo, intento a calciare un pallone con il destro. Gli occhi raffigurati dall’artista, chissà perché, sono tristi come lo erano dal vero per Da Silva Ferreira Eusebio. Quello che nell’infanzia, in Mozambino, quando giocava tra i ragazzini, tutti chiamavano Ninguen, nessuno. E che arrivava al campo di allenamento del Benfica, chiamando signore tutti i suoi compagni di squadra, anche dopo che aveva vinto una coppa del campioni. Eusebio resta l’immagine povera e reale del calcio, che nasce sempre dalla polvere della strada, si trasferisce alzandosi come una nuvola sui campi da gioco, e poi va verso l’aria, spinta dal volere del destino beffardo, indirizzandosi verso il Paradiso. Un uomo, Eusebio, incapace a volte perfino di comprendere quello che gli dicevano gli avversari. Prima di andare sul dischetto del rigore per battere verso Josè Araquistain, leggenda del Real, venne apostrofato ad arte da Santamaria, un gigante che spaventò anche Sandro Mazzola un giorno. Uno dei più forti centrali che il calcio mondiale abbia mai regalato, ma anche uno dei più decisi, aveva imparato a Montevideo cosa significava giocare e picchiare, rendendoli una sola cosa. Con Eusebio che si avvicinava verso il punto della battuta, Santamaria gli andò vicino e gli disse a ripetizione “negrito, cabron, maricon?”. Eusebio, che veniva dall’Africa di Laurenco Marques, non capiva bene, specie l’ultimo aggettivo, ed incredibilmente prima di battere andò verso il suo capitano Coruna a chiedere cosa significasse. Coruna, un altro filibustiere del calcio, rispose:” te lo dico se segni”. Eusebio sistemò allora la sfera a terra, colpì secco mandando palla da una parte e portiere dall’altra per scoprire che poco prima gli avevano semplicemente dato dell’omosessuale. E’ solo un esempio di quanto semplice fosse il calcio di quell’uomo, di un gigante, della pantera nera, che si è accompagnata verso la fine nel silenzio rispettoso del mondo del pallone. La statua che all’esterno dello stadio di Lisbona lo ritrae, viene ogni giorno omaggiata ed è piena di sciarpe di club di tutto il mondo. Perché il suo calcio, e forse quello di Pelè, sono gli unici universali. E per sempre immortali.

© RIPRODUZIONE RISERVATA


Notizie La Spezia








































Testata giornalistica iscritta al Registro Stampe del Tribunale della Spezia. RAA 59/04, Conc 5376, Reg. Sp 8/04.
Direttore responsabile: Fabio Lugarini.
Direttore editoriale: Armando Napoletano.
Redazione: Thomas De Luca, Chiara Alfonzetti, Andrea Bonatti, Niccolò Re, Matteo Cantile, Benedetto Marchese, Andrea Fazi.
Editorialisti: Salvatore Di Cicco, Paolo Carafa, Giorgio Pagano, Alberto Scaramuccia e Piero Donati.
Fotografo: Stefano Stradini.

Contatta la redazione

Privacy e Cookie Policy

Per la tua pubblicità su Cittadellaspezia sfoglia la brochure