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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 23 Agosto - ore 22.30

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Il calcio è poesia - Il giorno che Osio ed i Cure vinsero la Coppa delle Coppe

Il calcio è poesia - Il giorno che Osio ed i Cure vinsero la Coppa delle Coppe

- A quel tempo erano una moda, seppur appartenessero ai non ricorrenti miracoli. Erano un oasi nel deserto nel calcio e nella musica dei giorni nostri, ma lo sarebbero stati anche della letteratura, delle scienze, perché no. I Cure e Marco Osio entrarono insieme a Wembley il giorno della finale della Coppa delle Coppe, che il Parma giocò e vinse contro l’Anversa. Osio dallo spogliatoi si diresse al campo e fece quello che doveva fare; i Cure, su vinile, restarono in una camera d’albergo,ma poi non ce la fecero e, dentro una busta di Tower Record, arrivarono correndo anche loro. Normale che molti ricordino ancora ora quel negozio, che aveva un gemello a Kensington: un approdo imprescindibile per i giovani del tempo, anche quelli che erano in vacanza, grazie alla felice posizione, agli orari allargati di apertura ed a un assortimento di merce, anche di importazione USA e giapponese, unico. Lo chiusero i primi anni del terzo millennio, e fece epoca lo stesso. A Parma come a Piccadilly, il calcio e la musica a quel tempo erano vissuto con gli entusiasmi più antichi e più veri. In Emilia, vedevi per le strade centinaia di ragazzini vestiti giallobù, andare verso il Tardini sventolando bandiere. Quel Parma meritava un plauso, ed aveva un Sindaco, Marco Osio. Oltre alle mode ed alla barba perennemente incolta, Osio incarnava e lo fa perennemente l’irriducibile poesia del calcio, e non per nulla lo cercano ancora ora. Ahi lui non per far allenatore, ma per raccontare. E quel giorno a Wembley proprio non si può dimenticare, fin dalla mattina. 12 maggio del 1993:”Scala ci lasciò liberi- ci racconta simpaticamente- liberi in una città fantastica come Londra; io presi un taxi e puntai subito Tower Record a Piccadilly. Avevo voglia di musica, la mia passione erano i Cure, The Psychedelic Furs. Passai ore tra quegli scaffali e comprai di tutto; si, anche Cure, o Suede, bootleg introvabili, rock alternativo, ero nel mio mondo fantastico come un bambino. Che quasi riusciva a dimenticare che poco dopo sarebbe entrato a Wembley. Ad un certo punto guardia l’orologio, e leggo 11 e 45, il rientro era per le 12 con riunione tecnica, in una delle sale dell’albergo che ci ospitava. Mi fiondai in strada a Piccadilly con i pacchi di dischi nelle mani. Il taxista finì presto in coda, eppure al mattino ero arrivato in pochi minuti, mi iniziai ad innervosire e gli spiegai velocemente chi ero e cosa dovevo fare. Prese strade secondarie, impossibili, arrivai alle 12 e qualche secondo, ed entrai con quei pacchi di dischi nella mani dirigendomi subito nella sala; dove però al momento non c‘era nessuno. Mi voltai e li vidi tutti dietro che stavano per arrivare. Sudato, con i Cure tra le mani”
“L’uomo dell’Hotel di Hyde Park mi guardò stranito. Ma io e Melli eravamo bersagliati dalle multe di Scala, e della società, vero che oramai uan più una meno, però non ne volevo prendere ancora. Mi ero arrangiato con il mio inglese un po’ così. Ho sempre vissuto il calcio in questo modo, in maniera seria ma anche spensierata, ma oggi vedo un calcio non mio; noi venivamo multati se prendevamo scooter o biciclette, ora si fanno i selfie su Harley o magari a fare sci nautico a Dubai. E’ solo uno spettacolo nulla più”
A volte si raccontano gol, imprese, a volte risvolti che fanno conoscere meglio chi il calcio poi lo inventa, su due piedi. E li capisci l'estro, la fantasia, perché, come cantava qualcuno, non è da un particolare che si giudica un giocatore, ma dall'altruismo e la fantasia. Gente alla Osio, che spesso non ha solo fatto calcio con i piedi buoni ma anche con testa buona e con l'intelligenza di considerarlo un gioco. Che diverte anche a 100 anni.
“In questo calcio mi piacerebbe starci ancora oggi, ma a modo mio”

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