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Il calcio è poesia - Il giorno che David Trezeguet battezzò il Picco

Il calcio è poesia - Il giorno che David Trezeguet battezzò il Picco

- Il 27 gennaio 2007 David entrò poco dopo Del Piero e Giannichedda sul terreno di gioco, molto prima del via, giusto per capire com’era quell’erba. Lo fischiarono, chissà perché. Entrò nel tunnel per andare verso lo spogliatoio e si scontrò casualmente con un addetto, spalla a spalla, fortuito contatto. Infilò la porta degli spogliatoi e mise le scarpe sul tavolo ma gli caddero, come se qualcuno gliele avesse spostate, una mano invisibile. Le rimise al suo posto, dubbioso. Nel riscaldamento, con la Juventus nella metà campo che dava verso la curva avversaria, gli arrivò una pallonata, anche questa fortuita, per un rinvio di Nedved. Guardò il cielo, grigio come un topo. Poi entrarono in campo tutti a lui diede la mano anche a Rocchi l’arbitro, che lo guardò male, eppure doveva ancora iniziare tutto. Non era un buon presagio. Ma dopo il fischio gli si avvicinò un tale, Davide Addona, sbarbato, esile, alto il giusto, che studiava solo matematica e che poi l’avrebbe insegnata anche agli universitari. E gli si incollò e sentì quel pubblico addosso, ed il campo si fece piccolo, e visse un pomeriggio brutto, ma brutto, come quello stadio. Disse qualcosa a Dechamps ad un certo punto, ed il basco allargò le braccia dalla panchina e quando il gioco riprese passò di lì un tale, Nando Giuliano, che lo colpì secco sulla caviglia destra. Erano passati 70 minuti e di nuovo David andò verso la stessa panchina, a Dechamps ripetè il gesto, un aprire le braccia che lo facevano sembrava il Padre Eterno. Poi passò un minuto ed il tecnico lo chiamò fuori, per mettere dentro Bojonov. David andò verso la panchina a capo chino, dietro di lui il pubblico si mosse, come un’onda contro uno scoglio. A fine gara, forse un po’ stufo di quella giornata, di quel cielo, di quelle onde, guardò i giornalisti e disse: “Lo stadio Picco è il più brutto dove io abbia mai giocato. Vecchio, sporco, stretto, con la gente addosso e giocatori indiavolati, spinti dai tifosi. Può succedere di tutto”. Doveva essere un cenno dispregiativo ad un pomeriggio che aveva poco per esser ricordato. Divenne è il più bel complimento che un calciatore abbia fatto a quel vecchio stadio.

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