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Il calcio è poesia - Il Mondiale del signor Jaleshwar Prasad

Il calcio è poesia - Il Mondiale del signor Jaleshwar Prasad

- Tutto iniziò in Uruguay, avevano fretta, ma erano avanti anni luce rispetto all’Europa. Ad esaltare il nazionalismo dentro lo sport in quel paese contribuiva anche il fatto che nel 1930 l’Uruguay festeggiava il centenario dell’Indipendenza. Per l’occasione vollero lo stadio del Centenario, tempo di costruzione 8 mesi, nonostante le frequenti piogge, e costò un milione e mezzo di dollari oro uruguayani. Ma morirono in tanti su quelle pietre, lavoratori, occasionali. Successe nel suo piccolo anche in Francia, perfino in Svizzera nel 1958 ed anche gli inglesi a casa loro nel 1966 forse nascosero qualcosa. Fu anche il triste caso di Italia 90’, di morti bianche sul lavoro di gente che era lì per costruire il sogno mondiale di altri. Su impalcature, ferri, tubazioni. E’ la storia dell’altro mondiale, quello delle morti che i gol e la coppa al cielo nascondono all’occhio del tifoso. L’ultimo in ordine di tempo ha un nome che rimarrà sconosciuto al mondo ma che è pur sempre parte di un Mondiale. Un operaio indiano, il 48enne Jaleshwar Prasad, aveva famiglia, ed era impegnato nella costruzione di uno stadio per i mondiali di calcio in Qatar del 2022. Un rapporto di Amnesty International aveva denunciato la condizione di migliaia di lavoratori in condizioni di schiavitù, come lui. Lavorano per 5 euro al giorno, senza assicurazione e gli hanno tolto anche il passaporto. Partono la mattina con code di pulmann che si mettono uno sull’altro. Mentre il Mondo guarda ed esulta per un gol, qualsiasi. E’ morto qualche settimana fa per un arresto cardiaco. L'operaio si era sentito male, lavorando allo stadio Al Bayt, a nord della capitale Doha. La morte e' avvenuta due ore piu' tardi all'ospedale al Khor. I giornali del posto hanno riportato qualche riga, altri neppure la notizia. Al Bayt e' uno stadio da 60mila posti che ospitera' le semifinali dei mondiali, ma lui non saprà mai come andrà a finire quell’avventura. Secondo i piu' critici, ma anche secondo altri, i morti per la costruzione dei siti per i mondiali sono stati gia' 1.200. Attualmente i lavoratori impiegati sono circa 5.100 ed e' previsto un loro aumento fino a 36mila unita' nel 2018. Numeri dicono senza precedenti.” Un Mondiale come non lo avete mai visto. Senza spostamenti da una città all’altra e con stadi distanti poche decine di chilometri dal centro di Doha, la capitale del Qatar che ospiterà tutti gli incontri e tutte le nazionali” hanno scritto di recente, ed è tutto vero. Ma su quei morti sul lavoro, per costruire da zero stadi a cinque stelle, diversi nuovi alberghi e tre linee della metro, una rivoluzione in pieno stile, c’è una somma di croci che supereranno sicuramente i gol.

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