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Ultimo aggiornamento: Mercoledì 25 Aprile - ore 22.44

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Il Vicecampione

Viaggio nella poesia di Andrea Fabiani, co-fondatore dei Mitilanti, vice-campione nazionale di Poetry Slam.

Il Vicecampione

- Anche la Spezia ha la sua Generazione Y. In questa rubrica, verranno presentati i millenials della Spezia considerando il loro particolare talento. Ragazze e ragazzi si presenteranno utilizzando il classico metodo di domanda e risposta (o come piace a loro Q&A). Le domande le faccio io, Francesca Cattoi, loro, con grande disponibilità e generosità, rispondono.
Un omaggio a questa generazione, che, forse a differenza della mia, crede, investe e resiste in questa ridente cittadina ligure.


Il Vicecampione.
La poesia di Andrea Fabiani
Andrea Fabiani (La Spezia, 1978) è stato, per molti anni, il fratello piccolo di due cari amici. Poi è diventato il compagno di una collega e amica. Da qualche anno, Andrea Fabiani, è, per me, solo “il poeta”.
L’ho ascoltato la prima volta due anni fa al Distrò, bar culturalmente vivace che si trova nel centro storico della Spezia. È sempre un po’ difficile riposizionare qualcuno all’interno del nostro vissuto, ma è stato necessario pensare ad Andrea in modo nuovo, seguire le sue scorribande poetiche, leggere le sue poesie e i suoi racconti, allontanare il ricordo di un bambino di undici anni dal quale ho comprato una stella in DAS dipinta di marrone e arancione con un centro rosso: il ciondolo di una collana che non ho mai indossato, ma che fa mostra di sé nella libreria di casa mia. 
Nel 2017, Andrea ha sbaragliato poeti riunitisi da tutta Italia, aggiudicandosi il secondo posto nel Poetry Slam Nazionale. Il primo posto è andato, per il terzo anno consecutivo, a Simone Savognin. Andrea è il nostro vicecampione, “nostro” nel senso che è spezzino e che dà lustro a questa città che spesso non ama ricordare le sue eccellenze. 
Qualche mese fa abbiamo iniziato un dialogo via email, perché le volte che ci siamo incontrati di persona c’era sempre troppa gente e non era mai l’occasione giusta per parlare. Ne abbiamo fatto un’intervista, in cui parliamo di un po’ di cose nostre (sempre nel senso di spezzine) e ci fa piacere condividerle ora con tutti, spezzini e non.

Ciao Andrea, incominciamo dall’inizio: quando hai capito che ti piaceva scrivere? Che sapevi farlo? Che volevi scrivere poesia?
"Che mi piaceva scrivere l'ho imparato da piccolo, direi alle medie. Se in un tema potevo inventarmi una storia, piuttosto che raccontare qualcosa che mi era veramente successo, non avevo dubbi: inventavo una storia. Poi alle superiori, in seconda se non sbaglio, siamo andati in settimana bianca e io tutti i giorni tenevo una specie di diario, in cui inventavo storie a partire da quello che ci accadeva. E le leggevo agli altri. E ho scoperto che agli altri faceva piacere ascoltarle. Per cui ne scrivevo ancora. Credo di aver scritto in quei giorni anche le mie prime poesie. Ironiche. Delle assolute cavolate. Però erano le prime.
Ho lasciato per ultima la risposta alla domanda quando hai capito che sapevi farlo, perché in realtà la risposta a questa domanda è: mai. So farlo? Me lo chiedo spesso. Ogni volta che scrivo qualcosa di nuovo. E poi mi chiedo anche: chissà se dopo questo sarò in grado di scrivere qualcos’altro? Ormai penso che sia un bene che io mi faccia questa domanda, che non dia mai per scontato il fatto di saper scrivere". 
 
Nel 2014, apri il blog La Fabbrica delle nuvole (che è anche il titolo di una delle tue poesie) e dove si può leggere quello che scrivi. Prima dove e come condividevi le tue poesie? Chi le leggeva?
"Praticamente nessuno. Solo un ristrettissimo gruppo di amici, direi 4 o 5 persone, cui mandavo poesie e racconti via mail. Poi per oltre 4 anni non ho scritto niente. Tra i 22 e i 26 anni, direi. Ero proprio convinto che non avrei scritto più, che la scrittura fosse una cosa del passato, da ricordare con nostalgia. Se ne parlavo, allora, dicevo: "sì, scrivevo. Ora non scrivo più". Che è stata in un certo senso una liberazione, perché parlandone, credendola, una cosa del passato, ho smesso di vergognarmene. Poi per fortuna ho ricominciato. Cominciato a far leggere le mie cose a più persone, e alla fine aperto il blog".

Percorrendo il menù del blog 'La fabbrica delle nuvole', mi soffermo sui tuoi racconti. Pelle, Luigi, i due racconti in serie Incontro 1 e Incontro 2. Ti scoccia se ti dico che trovo tu abbia davvero un talento particolare nel filone racconto breve?
"No, che non mi scoccia! Anzi, mi fa molto piacere. Mi piace scrivere racconti. Quella del racconto breve è la forma espressiva che mi è più familiare, quella che mi viene più facile. Le poesie sono più faticose, richiedono più lavoro. Almeno a me. I racconti mi vengono in maniera naturale. Ora è un po' che non ne scrivo, ma il prossimo progetto a cui vorrei lavorare è proprio una raccolta di racconti".

Perché scrivi così tante poesie d’amore? Perché lo fanno un po’ tutti i poeti (tuoi contemporanei? Eh ma che dire di tutti i poeti passati? Mi sembra proprio che parlino sempre di quello?)
"Non lo so. Perché l'amore è uno dei sentimenti più diffusi e più facili da comprendere, forse. In fondo tutti quanti siamo stati innamorati. Legato all'amore c'è un immaginario comune a cui è facile rifarsi. Il che non è nemmeno un bene, perché parlare d'amore vuol dire rischiare molto facilmente di essere banali, scontati. Ultimamente comunque ne scrivo meno".

Come hai lavorato al libro 'Volevo solo non scrivere poesie d’amore', Edizioni La Gru Sonnino (LT), 2016? Quanto tempo ti ci è voluto per prepararlo e pubblicarlo? Come sta andando?
"Beh, dopo aver aperto il blog e aver iniziato a partecipare agli slam, un po' di gente ha cominciato a chiedere dove potevano trovare il mio libro... Così ho preso le mie poesie, ho costruito il libro e l'ho mandato a un certo numero di case editrici. Dopo 6 mesi mi hanno risposto quelli di Edizioni La Gru, dicendo che il libro a loro piaceva e lo volevano pubblicare.
Abbiamo fatto qualche mese di editing, scelto la copertina, tolto qualche poesia e tutto era pronto. A livello di vendite sta andando bene, direi. Per quanto può andar bene un libro di poesia edito da una piccola casa editrice. Io sono soddisfatto. Credo anche loro. E comunque ora quando qualcuno mi chiede dove può trovare il mio libro una risposta ce l'ho".

In che relazione sono la tua poesia e i poetry slam: è un movimento? Una tendenza? Puoi darmi indicazioni per saperne di più?
"Il poetry slam è stato il primo palcoscenico in cui ho potuto leggere le mie poesie a degli sconosciuti. Era il 2014, ne organizzò uno Filippo Balestra (con cui adesso collaboro a Genova) e mi invitò. C'erano anche Alfonso Pierro e Danilo Manganelli, che faceva poesie in spezzino e vinse. Io arrivai secondo. Mi innamorai del clima informale, dell'ambiente assolutamente non competitivo, pur essendo una gara.
Comunque, è questa la relazione tra la mia poesia e lo slam: lo slam è un laboratorio, un luogo di prova, di rapporto col pubblico, di sperimentazione. Non ho mai scritto per il poetry slam, nel senso che non ho mai scritto con l'obiettivo di compiacere un pubblico, di strappargli un buon voto. Ai poetry slam ho sempre letto poesie che avrei scritto in quel modo. Riguardo a cosa sia il poetry slam... è difficile da dire.
Secondo me, un buon modo per capirlo è guardare il documentario di Davide Fasolo, girato due anni fa, a partire dalle finali nazionali di Genova. Ti metto qua il link, è liberamente visionabile su youtube. Dentro ci sono un po' tutte le figure di spicco della L.I.P.S. la Lega Italiana Poetry Slam, che organizza il campionato a cui partecipo".
https://www.youtube.com/watch?v=1lkUEwlLfm0

Cosa mi puoi dire della presenza di poetesse da slam? Nel video compaiono Alessandra Racca e Francesca Gironi, se non sbaglio. 
"Riguardo alle poetesse da slam, ti dico quello che so. Non sono molte, o meglio il poetry slam è a maggioranza maschile (non ho mai capito perché...). La prima che mi viene in mente (anche se adesso i poetry slam li organizza e conduce, più che parteciparvi) è sicuramente Alessandra Racca, di Torino. Lei nel mondo del poetry slam italiano c'è quasi dall’inizio. Poi c'è Francesca Gironi, di Ancona, che partecipa a molti poetry slam (e parecchi ne vince). Poi c'è la giovanissima Eugenia Galli, di Rimini (ma che sta a Bologna) e fa parte del collettivo bolognese Zoopalco. È arrivata terza alle ultime finali nazionali.
Poi mi vengono in mente Donatella Gasparro, Francesca Pels, Clara Vajthò, Alice Casadei, Rachele Pavolucci, Alessandra Muganini... Ne dimentico sicuramente un sacco e so già che, giustamente, mi odieranno per questo". 


In realtà mi interessano le poetesse, perché mi interessa capire il loro punto di vista sull’amore e sulla scrittura di poesie d’amore. Mi pare che anche loro ne parlino spesso, ma in modo forse meno diretto. Vorrei approfondire. Non so se ti appassiona questo tema…magari sono solo mie curiosità e dovrei cavarmela da sola, leggendo di più e confrontando le varie voci. 
"Wow, questa è davvero una domanda alla quale non saprei rispondere. Immagino che le donne scrivano poesie d’amore più o meno quanto gli uomini. Ovvero che alcune donne ne scrivano molte e altre quasi per niente. Ma non saprei dirti proprio nulla del loro punto di vista sull’amore o sulla poesia d’amore. Ammesso che ne esista uno unico, codificabile e analizzabile. A pensarci bene credo di non aver ancora capito il mio di punto di vista sull’amore e sulla poesia d’amore. Probabilmente è per questo che ne scrivo così tante".

Che rapporto esiste tra i poeti della LIPS e quelli del circuito letterario italiano “tradizionale”? Cioè poeti giovani come voi che però non partecipano agli slam e vanno direttamente alle case editrici, ammesso che ce ne siano? Vi considerano loro pari o poeti di rango inferiore? Mi viene in mente la poesia di Guido Catalano Vado a capo a cazzo?
"Mi fai delle domande rischiose! Più o meno un anno fa, alla Spezia, c’è stata “Mitilanza #1 - gli spazi mobili della poesia”, una specie di convention organizzata da noi Mitilanti. Abbiamo riunito dentro il Centro Allende, forse per la prima volta nella storia, poesia di strada, poeti della LIPS e poeti provenienti da ambienti più istituzionali. È stato un evento in un certo senso epocale, che ha avuto purtroppo più risonanza a livello nazionale che locale. Lì il primo giorno è venuta fuori una bella discussione, anche piuttosto accesa, tra sostenitori della poesia “orale” e della poesia “scritta”. Uso queste classificazioni estremamente approssimative per semplificare. In realtà non esiste una poesia esclusivamente “orale”. A volte c’è una certa forma di snobismo da parte di chi non fa poesia orale, basato sull’idea che una buona capacità di lettura possa mascherare la debolezza di un testo, che poi sconfina quasi nell’idea, secondo me assurda, che la poesia non debba poter essere accessibile a un pubblico vasto ed eterogeneo, ma solo da un ristretto gruppo di iniziati. Probabilmente si fa confusione tra il risultato che si può ottenere in un poetry slam e il valore intrinseco di una poesia. Ma una brutta poesia resta una brutta poesia anche se letta e interpretata magnificamente, anche se vince un poetry slam. Per contro a volte ai poetry slam trovi delle poesie secondo me bellissime.
È un discorso veramente complesso che adesso non abbiamo lo spazio e il tempo per fare. E forse non sono nemmeno la persona più adatta a farlo. Probabilmente, restando nello spezzino, lo dovresti chiedere a Francesco Terzago".
 
Mi sbaglio o sono stata io a BOSS a presentarti Francesco Terzago? Mi posso vantare di aver un poco contribuito alla nascita dei Mitilanti?
"No, non ti sbagli! Francesco l'ho conosciuto grazie a te, quindi sì, ti puoi vantare!"

Ti va di raccontare un po’ più nel dettaglio come funziona il gruppo dei Mitilanti? 
"Molto volentieri. I Mitilanti sono un gruppo di cinque poeti formatosi alla Spezia nell’agosto del 2015. Siamo io, Andrea Bonomi, Filippo Lubrano, Alfonso Pierro e, appunto, Francesco Terzago detto “Il Marchese”. Siamo riconoscibili, nei nostri spettacoli, per la maglietta a righe. Questo in estrema sintesi. Come funzionino i Mitilanti, penso che non lo sapremmo dire. Ci siamo trovati un po’ per caso, per il fatto che tutti e cinque viviamo o abbiamo vissuto alla Spezia. Abbiamo iniziato organizzando poetry slam insieme, poi reading nostri, poi, piano piano, cose sempre più complicate. Abbiamo autoprodotto il nostro primo libro, organizzato un evento come la “Mitilanza" che ha portato alla Spezia quasi cento poeti da tutta Italia. Abbiamo, ideato e gestito la rassegna “#Palamiti”, al Poggio, con sei dei migliori poeti performativi italiani, tenuto laboratori di poesie nelle scuole. Abbiamo scritto e messo in scena due reading-spettacolo insieme al musicista Manuel Picciolo. E molti, molti altri progetti abbiamo in mente di realizzare in futuro. L’idea è quella di diffondere la poesia il più possibile, portarla alla gente, farla apprezzare. E Spezia sta rispondendo in maniera ottima, i poeti di tutta Italia sono felici di venire qui, dell’accoglienza che trovano. 
Il nostro segreto, credo, è che siamo diversissimi uno dall’altro e, in questi due anni, per una strana alchimia che si è creata tra noi, siamo stati capaci di imparare quello che non sapevamo dagli altri. Non so come sia successo, ma è bellissimo".

È pur vero che la nostra zona viene definita Golfo dei Poeti. Anche negli anni Trenta, Marinetti ci ha soggiornato e rinnovato la tradizione, tu, voi come vi ponete in relazione a questo passato? Coincidenza? Ci credete? In fondo tu sei vicecampione e Bonomi quinto ai campionati nazionali di Poetry Slam: in termini sportivi è una percentuale fantastica in una gara!
"Prima ancora che esistessero i Mitilanti, io e Bonomi facevamo un reading intitolato "è ancora un golfo per poeti", che poi è diventato il motto dei Mitilanti. Quindi direi che sì, ci crediamo. 
Poi non saprei dirti esattamente perché questo possa essere un buon posto per la poesia e i poeti. Forse i contrasti di questo territorio, la vicinanza del bello e del guasto: Portovenere e la discarica di Pitelli, Lerici e le Cinque Terre vicini all'Arsenale e al porto mercantile. Potrebbe essere. D'altra parte la maggior parte dei poeti che hanno dato al nostro golfo l'appellativo di Golfo dei Poeti non erano spezzini, ma alla Spezia si sono fermati o trasferiti, il che potrebbe far pensare che qui ci sia qualcosa che riesce a capire meglio chi viene da fuori... Noi siamo spezzini, qui ci siamo cresciuti. Sto mettendo idee una sull'altra perché non lo so nemmeno io..."
 
Chi viene da fuori ha la possibilità di capire il luogo in cui arriva in modo diverso da chi lo abita, da noi. Ci può insegnare ad individuare i nostri stereotipi e pregiudizi. Non so chi abbia inventato la dicitura “Golfo dei Poeti”, che credo si riferisca prevalentemente al passaggio in città di Percy Bysshe Shelley, George Byron e John Keats (giovani poeti scapestrati in giro per il mondo. Secondo me super campioni di Poetry Slam se fossero nati oggi!). A Filippo Tommaso Marinetti probabilmente piacevano gli idrovolanti che decollavano da Cadimare, il fatto che fossimo una città a vocazione bellica…
Per come la so io, a definirlo Golfo dei Poeti fu Sem Benelli, in occasione dell'orazione funebre di Paolo Mantegazza: "Beato te, o Poeta della scienza che riposi in pace nel Golfo dei Poeti".<
In ogni caso sì, si riferisce prevalentemente a poeti che di questo territorio sono stati visitatori. Purtroppo Spezia è una città che tende a vergognarsi di se stessa, a non volersi mettere in mostra, a preferire un orgoglioso chiudersi al mondo esterno. È il suo carattere, il nostro carattere. Noi Mitilanti però vorremmo un po' scuoterla questa città, mettere un po' in crisi questo suo carattere. Se ci riusciremo non lo so, ma vale la pena provarci.

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