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Il Sessantotto e quel muro non ancora eretto

di Alberto Scaramuccia

Il Sessantotto e quel muro non ancora eretto

- Mezzo secolo fa fu Sessantotto, anno della protesta globale nel mondo che ancora non conosceva questa parola bene come oggi. Fenomeno mondiale che ebbe come comun denominatore la rivolta dei giovani, si manifestò tanto nei paesi di democrazia matura come nella Praga comunista o nella franchista Madrid. Una macchia d’olio che si spandeva anche a zone che si credevano immuni dal contagio come la Zurigo degli gnomi delle banche.
Il Sessantotto deflagrò in regioni diverse ed in situazioni sociali dissimili e la scintilla fu l’alzarsi in piedi della meglio gioventù. Il fermento si era cominciato a notare a Berkeley nel ’64, l’alimentò poi la protesta contro la guerra in Vietnam. In Italia si scatenò per una struttura scolastica baronale e stancamente ripetitiva, portatrice di schemi inadatti a fornire le risposte per il mondo nuovo che si annunciava o perlomeno si sperava sorgesse.
Dalla critica alla scuola all’attacco all’ordine sociale esistente, fu passo breve e la contestazione divenne contro tutto e tutti.
Ma dovunque, in quegli anni che uno storico chiamò dell’oro per lo sviluppo raggiunto dal mondo occidentale, gli attori furono le nuove generazioni.
Nei primi anno 60 in Italia non esiste la disoccupazione e i giovani da produttori presto si fanno consumatori alimentando un mercato loro dedicato che va dalla musica alla moda e all’alimentare, originando una ritualità nei consumi che prima non esisteva e che sconvolge l’esistente. Quando poi i giovani si fanno elettori, non esitano a diventare militanti politici.
Il ’68 porta a galla pulsioni che risalgono alla fine della guerra mondiale, ma che solo ora diventano tipici atteggiamenti generazionali, compatti e riconoscibilissimi. Manifesto della nuova realtà fu il concerto di Woodstock, immagine di un mondo incontaminato che voleva essere lasciato libero di essere.
Il movimento, ovvio, toccò anche la Spezia. Pure qua l’atmosfera era in continua ebollizione; le manifestazioni si sprecavano per la volontà di essere coinvolti dopo essere stati tanto esclusi. Quasi sempre a Pisa, stavo poco da ‘ste parti, ma ricordo la mattina in cui le superiori festeggiavano in via Chiodo la fine della scuola, mascherati ed infarinati. Poi, all’improvviso, quasi dal nulla, si formò un corteo per protestare contro una repressione mi pare in Messico, terra calda allora.
Credendoci grandi, inneggiavamo a Marcuse che ci diceva vittime del consumismo senza realizzare che oggi ci saremmo lamentati per la mancata inflazione. Da tanto ingenui che eravamo, manco immaginavamo che stavamo cominciando a rompere un muro non ancora eretto.

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