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Il Museo navale, tra le polene e il teschio nero con la rosa in bocca

di Giorgio Pagano

Il Museo navale, tra le polene e il teschio nero con la rosa in bocca

- Sono stato al Museo Navale a visitare la nuova sala delle polene: donne e guerrieri, dei, mostri e animali, un repertorio straordinario sull’arte della decorazione navale, che ci spiega tante cose sulla tradizione e la cultura popolare. Ma all’ammirazione è subentrata l’indignazione, quando ho visto lo spazio della vendita dei gadget: dappertutto magliette, cappelli, distintivi con il simbolo - il teschio nero con la rosa in bocca - e il motto della X Mas, la Flottiglia della Marina con sede a Spezia che, dopo l’8 settembre 1943, scelse di continuare a combattere a fianco dei nazisti e dei fascisti della Repubblica di Salò, macchiandosi di gravissimi crimini contro partigiani e civili. Ogni anno gli antifascisti spezzini si recano a Valmozzola, nel parmense, a commemorare i tredici morti della strage perpetrata dalla X Mas. Ed è viva in noi la memoria delle stragi commesse dalla X Mas a Forno (60 morti) e a Guadine (13 morti), nella vicina Massa. Così fu in tutta Italia, come hanno documentato anche i fascicoli ritrovati nell’”armadio della vergogna”. Nel dopoguerra il comandante della X Mas, Junio Valerio Borghese, fu condannato a dodici anni di carcere. Fu poi protagonista, nel 1970, di un tentativo di colpo di stato.
Naturalmente gli spezzini sanno bene che la Marina dopo l’8 settembre scrisse pagine gloriose, come la partenza delle navi da guerra dal nostro porto, inseguite rabbiosamente dagli aerei tedeschi: l’ammiraglio Bergamini e 1500 uomini della corazzata Roma morirono al loro posto di combattimento. E tanti uomini della Marina entrarono nelle SAP (Squadre di Azione Patriottica) e compirono eroici atti di sabotaggio. Uno di loro, l’ufficiale Renato Mazzolani, fu una nobile figura, Medaglia d’Oro al Valor Militare, a cui la nostra città è legatissima: arrestato in seguito a una delazione, venne sottoposto nel carcere dell’ex XXI Reggimento, dove ora sorge il complesso scolastico del 2 giugno, a sevizie e brutalità e minacciato dell’uccisione della figlia. Temendo di essere costretto, sotto tortura, a fare rivelazioni che compromettessero la vita dei suoi compagni, si suicidò il 24 febbraio 1945.
Questa è la “nostra” Marina, a cui ci stringe un vincolo indelebile: quella che ha dedicato a Bergamini un piazzale dell’Arsenale, quella della bandiera collocata all’ingresso del Museo, che non ha più il fascio littorio e lo stemma sabaudo.
Capisco che la bella statua del grande scultore Francesco Messina a Costanzo Ciano, che fu anche uno squadrista fascista, sia stata ricollocata nel giardino del Museo: ma un pannello esplicativo sull’opera e sul personaggio sarebbe utile. Capisco meno lo stendardo in omaggio a Mario Arillo, aiutante di Borghese, che si conclude con un cenno alla sua adesione alla Repubblica di Salò, ma non cita la sua successiva espulsione dalla Marina e la collaborazione mai interrotta con Borghese, fino al tentato golpe. Meno che mai capisco l’apologia della X Mas che contrassegna lo spazio dei gadget. Che messaggio ricevono i giovani visitatori del Museo? Che i massacratori erano dalla parte giusta?
Le autorità militari e quelle civili, presenti all’inaugurazione del Museo, non possono dimenticare che c’è una pregiudiziale, quella democratica e antifascista, che costituisce il fondamento della convivenza civile. Perché la nostra Repubblica è democratica: lo dice l’art. 1 della Costituzione. Ed è antifascista: ogni parola, ogni riga, ogni principio della Costituzione sono l’esatto contrario di tutto ciò che rappresentano i fascismi di ieri, di oggi e del futuro. Da domani Spezia avrà un nuovo Sindaco: chiunque sarà, dovrà porre rimedio a questo gravissimo errore. Perché l’antifascismo, valore fondante della Repubblica, è e deve essere patrimonio comune di tutti gli italiani.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Il torrente Lagora e il Museo Navale (2011) Giorgio Pagano


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