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Il Croce di Malta e quella linea di costa pronta ad avanzare

di Alberto Scaramuccia

Una storia spezzina
Il Croce di Malta e quella linea di costa pronta ad avanzare

- Se ricordate, qualche puntata fa ho detto di Dora d’Istria, l’intellettuale rumena che nel 1866 scrisse un saggio sul Golfo. Nata Elena Ghikli di più che nobile schiatta e maritata ad un principe russo, fu un riferimento per la cultura europea dell’Ottocento, paragonabile per l’influenza esercitata a Madame de Stäel o a Mary Shelley che inventò Frankestein.
Il lavoro di Dora sul Golfo lo si ritrova nel sito degli antichi periodici spezzini ché nell’ottobre 1933 fu pubblicato nell’originale francese nella Rassegna Comunale, l’importante rivista a cui l’Amministrazione Comunale aveva dato vita nel ‘23.
La nobildonna correda il suo testo con illustrazioni di disegnatori francesi e proprio una di queste, dopo la lunga premessa, è l’argomento della puntata odierna.
Opera di Èmile Thérond, un litografo francese, il disegno raffigura l’hôtel della Croce di Malta (oggi ospita la Fondazione) quando l’ingresso era in via Principe Amedeo (oggi Minzoni) e il retro dava su una via Chiodo ancora non esistente.
Nell’opera si vede più che bene il profilo dell’albergo che svetta tra una macchia d’alberi a sinistra e la rocca dei Cappuccini (odierna Cristo Re) che al tempo e per quanti decenni ancora calava fino al mare. L’hôtel è riconoscibilissimo con la sua torretta che s’innalza sull’intera costruzione. Null’altro intorno. Quando Thérond avrà costruito quest’immagine? Non saprei proprio dirlo, ma immagino che risalga all’inizio di questo prestigioso fabbricato che, appena nato, fu onorato dalla presenza della famiglia reale dei Savoia. Era il 1853 quando i medici suggerirono a Maria Adelaide, consorte di Re Vittorio, le bagnature estive ché si riposasse dalle fatiche dei vari parti.
Fu scelta, a dispetto di Nizza, la nascente Spezia che anche per la loro presenza entrò nel giro del movimento turistico internazionale. Poi gli interessi nazionali ebbero la meglio e l’imprenditoria locale scelse di battere strade diverse.
Ma, al di là di tutto questo su cui sono già intervenuto più volte, voglio sottolineare l’area antistante l’albergo.
All’estrema destra vediamo un pontile e dalla parte opposta una barca a secco.
Che voglio dire? Allora, siamo oltre un secolo e mezzo fa, la linea della costa era molto più arretrata rispetto ad oggi e davanti all’albergo erano parcheggiate, mi sembra naturale, tante barche che portavano gli ospiti a spasso per il Golfo. O quante, a quel che si dice, ne fece Nicchia e quante, cosa che m’interessa di più, tonnellate di metri cubi di risulta dagli scavi dell’Arsenale furono riversate a colmare il litorale e a far avanzare la linea della costa?

ALBERTO SCARAMUCCIA

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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