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Ultimo aggiornamento: Giovedì 21 Marzo - ore 13.45

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Il "Carnovale" degli spezzini fra veglioni e cotillon

di Bert Bagarre

sprugoleria
Il "Carnovale" degli spezzini fra veglioni e cotillon

- Anche quest’anno, e come potrebbe essere diversamente, fa ritorno Carnevale che ha tanti anni quanto la storia del mondo. In ogni epoca ha rappresentato la voglia di mettere da parte, almeno per un giorno, la quotidianità per uscire fuori dagli schemi e folleggiare. È quella l’origine della maschera che, coprendoci, ci consente di fare l’inimmaginabile.
Se oggi Carnevale è soprattutto festa dei bimbi, nei tempi addietro (lo chiamavano Carnovale) si scatenava tutta la gente che popolava la landa della Sprugola con continui veglioni e cotillon. Quando, prossimi all’alba, si chiudeva bottega, la sala della festa era coperta da un manto di migliaia di minuscoli pezzettini di carta colorata e da quasi altrettante strisce di mille tinte e s’inciampava in decine e decine di tappi di sughero sbalzati via per liberare chissà mai quante bollicine.
Sul divertimento non lesinavano i progenitori. Magari tiravano la cinghia per tutto l’anno, ma a Carnevale le palanche per fare follie le trovavano sempre. Di veglioni ce n’erano tanti, quasi uno per ogni tasca, e non bastava l’abito buono della domenica: occorreva un costume. Le feste erano quasi sempre a tema ed era regola vestirsi in sintonia con quel che prevedeva la festa. Altrimenti si restava fuori: se non fisicamente, certo esclusi dal giro dei mascherati che erano i più.

Insomma, di gente ce n’andava e questo faceva la felicità delle Società, da quelle di mutuo soccorso alla Pubblica Assistenza, che le organizzavano certe di una partecipazione che avrebbe ripagato i loro sforzi portando in cassa ben più di qualche soldino. Ogni anno o quasi gli intellettuali di grido componevano una canzonetta (ovviamente, in puro sprugolino) che subito veniva imparata anche da quelli che a scuola non erano riusciti a mandare a memoria la strofa di un sonetto, e poi tutti a berciarla a squarciagola per le strade e nei ritrovi. Non serviva essere intonati; bastava avere l’ugola a prova di urlo e, se proprio non ci se la faceva, aiutava nel solfeggio quarche goto de vin. Gianco o rosso chi sigia, chi ner sa?, è liquido ammorbidente per le corde vocali che prepara come si deve agli acuti più arditi.
Oggi non è più così. Impera l’Uomo Ragno che per fare qualche sgarro a un’industria del caffè si fa aiutare da Zorro, ma le fatine non mancano e Cenerentola dà la mano a Biancaneve. Forse anche Carnevale è festa solo dei bimbi; dai teen in avanti, ci si diverte in altro modo. Ma, la voglia di rompere con il tran-tran è sempre la stessa. Non ci credete? Beh, uscendo dalla sala, guardate il colore del tappeto: tanti pezzettini di carta…

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