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Il Carnevale di fine '800 e l'acqua della Sprugola

di Bert Bagarre

sprugoleria
Il Carnevale di fine '800 e l'acqua della Sprugola

- Le recenti feste di Carnevale si sono concluse in maniera mesta: non per colpa loro ma a causa della presenza del famigerato coronavirus che ha impedito lo svolgimento delle ultime mosse. Così, non ci sono stati i tradizionali cortei delle mascherine e il martedì grasso è parso a tutti l’anticipo della Quaresima invece che il pomeriggio in cui coriandoli e stelle filanti piastrellano strade e piazze. Non ci voleva, certo, ma è stato giusto così. Di questi tempi meglio perdersi una sfilata piuttosto che farsi un tampone.

Però, da quello che si è visto, la voglia del divertimento si è manifestata nell’intera landa: tanto nelle mascherine quanto in chi copre il volto per tornare bambino. In questo, bene si distingue il piacere antico di straniarsi, almeno per una volta, da se stessi per dimenticare la quotidianità ed immergersi in una nuova dimensione dove il sogno è realtà.
Antico ho detto perché è l’identico sentire che animava il Carlevà della Sprugola di cento e passa anni fa quando i veglioni e i corsi delle maschere erano accompagnati dalle cansonete che si berciavano a squarciagola lungo le strade. Era allora così tanta la voglia di svagarsi che, a differenza di oggi, allora sorgevano proprio associazioni apposite per meglio preparare i festeggiamenti del Carnevale, né avevano altra finalità.

A Valdellora i giovani operai della frazione avevano dato vita ad un Club che con diversi veglioni, allestisce anche un carro che partecipa con quelli degli altri rioni alle sfilate che accompagnano Re Carlevà alla Marina. Non è una gran cosa, nota la cronaca, ma si deve apprezzare la tanta buona volontà che ispira quei giovanotti che si divertono per divertire gli altri. Di queste associazioni una è, però, quella che più merita di essere rammentata in questa rubrica perché il suo nome è “Acqua della Sprugola”.

Se ne sa poco. Cittadini volenterosi la fondano nel 1891 e dopo un paio di anni raggiunge l’apice del successo. Il suo carro che sfila per le strade della landa nel ’93 è quello che merita più elogi per l’accuratezza con cui è stato preparato. Ogni testata, scrivendo dei festeggiamenti del Carnevale, lo loda incondizionatamente anche se nessuno ci dice a quale tema fosse dedicato, quante maschere portasse, se sopra c’erano anche musicisti. Però, è in ogni caso bello che quell’associazione che riconosceva nel Carnevale a cui si dedicava, un fenomeno aggregante, si fosse voluta intitolare con il simbolo della sprugolinità, l’acqua della grande sorgiva che una volta sorseggiata vale più di ogni documento per attestare l’identità territoriale.

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