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Ieri Piazza Verdi, sessant' anni fa Piazza Brin: la fontana come gli archi di Buren

di Bert Bagarre

sprugoleria
Ieri Piazza Verdi, sessant' anni fa Piazza Brin: la fontana come gli archi di Buren

- Un lettore mi chiede se e quanto gli Sprugolotti siano dotati di senso estetico. Penso che il modo migliore per rispondere sia ricordare quello che successe sessantatre anni fa fra due giorni. Correva la mattinata di domenica sei maggio 1956 e fu una gran bella giornata per tutta questa landa, soprattutto per la sua piazza che sta nel mezzo del quartiere umbertino. Lì si sarebbe scoperta proprio in quelle calde ore di primavera avanzata la fontana che è poi diventata il logo dell’ampio slargo che si apre fra le case operaie, i palazzi borghesi e la chiesa che sta proprio davanti agli zampilli che escono dal monumento.

Ricordo molto bene l’avvenimento anche se ero solo un bambinello di nove anni. Abitando lì nei pressi, in via Milano, andavo tutti i giorno a giocare nella piazza, ma il divertimento, mio e dei tanti amici, era limitato da una staccionata in legno che si stendeva proprio nel mezzo: c’erano lavori in corso, si stava costruendo una fontana di cui nessuno sapeva nulla e nulla doveva sapere. Così come solo nel giorno delle nozze lo sposo può vedere l’abito della bella che sta per impalmare, egualmente gli Sprugolotti avrebbero visto il nuovo monumento solo quando si sarebbe alzato la veletta. E, credete, era inutile sbirciare fra le fessure del recinto: non si riusciva a vedere, neppure intuire alcunché.

Neppure il giorno fatidico in cui si mostrò finalmente l’arcano, vidi nulla. Gli spettatori erano folla, un bosco di alberi che mi sovrastava in altezza impedendomi la vista del nuovo monumento. Le orecchie, però, mi portarono voci sgomente e gli occhi che arrivavano allo sguardo altrui si aprirono su espressioni perplesse e di disappunto. Quel totem bitorzoluto, così distante dall’immagine che la tradizione aveva fissato della fontana, non piaceva né si comprendevano tutte le convessità che si aprivano nel corpo di quella moderna statua stele. L’occasione non consentì la contestazione, ma la disapprovazione era palpabile.

Così fu fino a che qualcuno, non so chi, individuò, disegnati in uno dei tanti oblò che costellano il mosaico di vetro invetriato del totem, una falce e martello rossi in campo giallo: e proprio davanti all’ingresso della chiesa. Tempi di Peppone e don Camillo, l’emblema della riscossa sociale conquistò la parte degli Sprugolotti che, vedendo di buon occhio il simbolo, cominciarono ad amare la fontana. Sugli altri non agì la passione politica, bensì l’abitudine a sedersi sulle panchine che la circondano. Insomma, il monumento alla fine convinse tutti della sua beltà, ma il giudizio, lo vedete, non dipese da canoni estetici.

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