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Ultimo aggiornamento: Sabato 19 Agosto - ore 23.06

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I vinili, smartphone di una volta e compagni di corteggiamenti

di Alberto Scaramuccia

I vinili, smartphone di una volta e compagni di corteggiamenti

- Non c’era una volta… il re, direte. Beh, tante cose non c’erano. Una, ma come l’avremmo frequentato ci fosse stato, era il computer che oggi consente ai teen agers di ogni età di piratare le canzoni. Una volta, invece, per ascoltare i nuovi brani musicali che raramente la radio trasmetteva per il mondo giovanile, ci recavamo in un negozio di dischi. Lì, in apposita cabina, spesso munita di cuffie, si sentiva anche quasi all’infinito (ma non troppo) il pezzo desiato consegnato dal negoziante che sperava che all’audizione seguisse l’acquisto.
Oggi il vinile sta tornando di moda, ma allora, quando era ancora l’unico protagonista del mercato, cassette cd, dvd essendo parole ancora da inventare, li chiamavamo 45 giri o 33 se erano più larghi. Solo per gli addetti ai lavori erano LP anche se magari ignoravano che quelle maiuscole erano le iniziali delle parole inglesi lunga riproduzione.
Era un vocabolario tutto diverso. Dicevamo grammofono e in quella sola parola ci stavano casse, piatto, ampli e financo il sinto se, all’ultima moda, incorporava anche la radio. Solo la piastra, per ovvi motivi, era assente.
L’audizione era rito da declinarsi al plurale, da consumarsi in compagnia di amici o, preferibilmente, di qualche fantela di cui volentieri condividevamo i gusti musicali pur di averla vicino almeno in quei limitati momenti.
Le puntine erano chiodi che raspavano la pista gracchiando e stridendo, ma quando stavamo là con lei, cuffie alle orecchie, avevamo il cielo in una cabina senza più pareti ma angoli infiniti ché lei era lì con noi e la musica ci trasformava in inconsapevoli dj, verbo ancora da brevettare.
Essendo però rari i casi che una lei ci fosse, quelle pochissime volte andavano sfruttate al meglio. Ci preoccupavamo di munire l’alcova musicale di tanti 45 giri sì che il maggior numero di brani offrisse migliori possibilità di fare breccia nel cuore della nostra bella e poi mettevamo un disco più volte sperando di non sentirci dire che era la solita solfa.
Oggi basta un partitore per collegare 2 cuffie a uno smart o (più figo) ad un iPhone, ma ignoro se si crei l’atmosfera ovattata, racchiusa fra quelle mura di vetro, che ci faceva stare svegli la notte. Per verificare, mi manca, ahimè, qualche capello che se n’è andato con gli anni.
Ogni pinocchio, favola il cui inizio ho parafrasato nella prima riga, è destinato a diventare prima ometto e poi grillo parlante. Tutto cambia e nei pochi negozi di dischi rimasti, non vedi la cabina dove il cuore batteva più forte, ma non perché minacciasse l’infarto.
Erano altre cose; tu chiamale se vuoi emozioni.

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